Stalker
Stalker
1979
Paese
Urss
Generi
Fantascienza, Drammatico
Durata
163 min.
Formati
Colore, Bianco e Nero
Regista
Andrej Tarkovskij
Attori
Aleksandr Kaydanovskiy
Alisa Frejndlich
Anatolij Solonitsyn
Nikolaj Grinko
Natalya Abramova

ISCRIVITI PER PARTECIPARE AL NOSTRO WORKSHOP DEDICATO AL CINEMA DI ANDREJ TARKOVSKIJ!

C'è un luogo chiamato la “Zona”, uno spazio misterioso di cui non si conosce l'origine e in cui è possibile esaudire i propri desideri più reconditi. Le autorità l'hanno isolato, evacuando l'area circostante e circondandola di sorveglianti che impediscono l'accesso. Uno Scrittore in cerca d'ispirazione (Anatoliy Solonitsyn) e uno Scienziato curioso (Nikolay Grinko) decidono di accedervi ugualmente accompagnati da uno Stalker (Aleksandr Kaydanovskiy): questi, capace di eludere i controlli, è in grado di fargli da guida all'interno del pericoloso perimetro. Liberamente ispirato al romanzo Picnic sul ciglio della strada (1971) di Arkadij e Boris Strugackij, Stalker è un profondo viaggio all'interno di uno spazio sublime, capace di attirare e spaventare, che tanto somiglia agli abissi della mente umana. Lo Scrittore e lo Scienziato, i cui continui scontri filosofici sono un ulteriore spunto di riflessione, sono due facce della stessa medaglia, rappresentativa di un'umanità ormai priva di fede e spaventata dal conoscere ciò che ancora ignora: entrambi si bloccano sulla soglia della Stanza, cuore pulsante della Zona, spazio atemporale dove a esistere sono soltanto il passato e il futuro, mentre non c'è spazio per il presente. Tarkovskij gioca magnificamente con la tavolozza cromatica, dalle tonalità seppia ai colori sgargianti, per scandire i vari momenti – e i vari spazi – del suo racconto. Vittima di un periodo infelice, anche a causa della sua cagionevole salute fisica, il regista russo trasferisce tutto il suo pessimismo in questa pellicola sulla vulnerabilità della mente umana e sui suoi desideri irrealizzati. Attraverso una messinscena maestosa, Tarkovskij ci guida, proprio come lo stalker che dà il titolo al film, in un'esperienza estetica straordinaria, valorizzata da una cornice di due sequenze (inizio-fine) da pelle d'oca. Magistrale anche per l'uso della musica: sono presenti il Bolero di Ravel e la Sinfonia n. 9 di Beethoven. Presentato al 33° Festival di Cannes, dove vinse il premio della giuria ecumenica.

Maximal Interjector
Browser non supportato.