L'infanzia di Ivan
Ivanovo detstvo
1962
Paese
Urss
Generi
Drammatico, Guerra
Durata
95 min.
Formato
Bianco e Nero
Regista
Andrej Tarkovskij
Attori
Kolja, Burljaev
Valentin Zubkov
Irma Tarkovskaja
Evgenij Zharikov
Il piccolo Ivan (Kolja Burljaev), rimasto orfano in seguito all'invasione nazista, diviene prima un fondamentale collaboratore dei partigiani, e poi dell'esercito. Ogni notte attraversa il fiume, oltrepassa le linee nemiche e fa da informatore ai suoi compatrioti. La sua infanzia, finita troppo presto, avrà una conclusione ancor più tragica.

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Esordio nel lungometraggio di Andrej Tarkovskij, che prende ispirazione dal romanzo Ivan di Vladimir Bogomolov. Frutto di una produzione travagliata (il regista ha ereditato un progetto già in fase di lavorazione), è un'opera su commissione a cui, miracolosamente, Tarkovskij è riuscito a dare uno straordinario spessore cinematografico. Il neo-autore punta sui contrasti, come si nota nelle scelte chiaroscurali della luce, e costruisce una complessa pellicola che alterna momenti di crudo realismo a sequenze oniriche di rara potenza visionaria. Le primissime inquadrature, ad esempio, sono già memorabili, per soluzioni di montaggio e capacità visiva del regista. Se i tocchi poetici sono tantissimi, finale compreso, Tarkovskij sottolinea costantemente che quella a cui stiamo assistendo è una storia fortemente drammatica, con al centro un bambino disposto a tutto (persino a morire) per vendicarsi di chi gli ha portato via il bene più grande: la sua famiglia. Colpisce come la macchina da presa si muova all'interno degli ambienti naturali: il fiume, i boschi e gli alberi sono inquadrati come fossero dei personaggi a tutti gli effetti, e non una semplice parte della scenografia. Tra le inquadrature da ricordare, un bacio “a mezz'aria” che è indubbiamente una delle immagini più iconografiche dell'intero cinema di Tarkovskij. A sorpresa, dato che si trattava pur sempre di un'opera prima, vinse il Leone d'oro alla Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia del 1962 ex aequo con Cronaca familiare di Valerio Zurlini.
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