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10 horror cult su Prime Video, da Mario Bava a Robert Eggers
Estate è sinonimo di sole mare e spiaggia ma anche di... notti horror. La canicola estiva si lega da sempre all'appuntamento con il cinema dell'orrore, un po' per una sorta di consuetudine condivisa che si rispecchia anche nei palinsesti TV, un po' per un sano desiderio di evasione da brivido.

Ecco allora 10 imperdibili cult da (ri)vedere su Prime Video, proposti in ordine cronologico in una panoramica che spazia dallo slasher underground all'horror arthouse contemporaneo:

10) Reazione a catena (Mario Bava, 1971)


Girandola di violenza e nichilismo che vortica in spazi esigui e miete vittime senza alcun tipo di distinzione o criterio selettivo, il film di Mario Bava è una metafora del cinismo e del materialismo della società, che non dimostra alcuno scrupolo nel brutalizzare il prossimo allo scopo di perseguire scopi dalla dubbia nobiltà. Il desiderio di arrivare al possesso dell'ambito terreno che si affaccia su una baia, dettato da ragioni economiche e speculative e da miraggi di arricchimento personale, causa una vera e propria catena di macchinazioni e truci eventi delittuosi, in una totale confusione tra vittime e assassini. I passaggi grossolani non mancano, ma come teatro dell'orrore ricco di efferatezze slasher ed effetti gore funziona alla grande.

9) Suspiria (Dario Argento, 1977)


Primo capitolo della "Trilogia delle Madri", ispirata al Suspiria de Profundis di Thomas de Quincey e proseguita con Inferno (1980) e La terza madre (2007), Suspiria segna il passaggio di Dario Argento dal thriller all'horror puro. La struttura favolistica (una ragazza compie un processo di formazione e crescita affrontando il Male) è un pretesto per mettere in scena uno spiazzante e maestoso delirio visivo in cui l'immagine è inondata di colori saturi e dominata da incredibili soluzioni stilistiche. La protagonista si muove come in un sogno tra ambienti claustrofobici e irreali (le stanze, i corridoi, i passaggi segreti della scuola) che amplificano la dimensione allucinatoria della vicenda, diventando il simbolo di paure infantili e ancestrali. Un classico imprescindibile, da vedere e rivedere all'infinito. Notevolissima anche la "reinvenzione" del film operata da Luca Guadagnino nel 2018.

8) Maniac (William Lustig, 1980)


Da un soggetto del protagonista Joe Spinell, anche produttore e sceneggiatore con C.A. Rosenberg, un piccolo grande horror dalle spiccate valenze psicanalitiche. Una disturbante discesa negli inferi di una mente malata e un protagonista, repellente sia a livello fisico che emozionale, con cui lo spettatore finisce, quasi incredibilmente, per empatizzare; il tutto caratterizzato da una violenza a tratti insostenibile e da un'aura allucinatoria per cui i confini tra realtà e fantasia si fanno sempre più labili. Budget irrisorio per un autentico must-see underground a dir poco agghiacciante.

7) Dèmoni (Lamberto Bava, 1985)


Prodotto da Dario Argento (che incluse nel cast la giovane figlia Fiore), Dèmoni punta tutto sullo splatter, lasciando campo libero agli effetti sanguinolenti di Sergio Stivaletti, che hanno l'ingrato compito di coprire i clamorosi vuoti lasciati da una sceneggiatura approssimativa. Ma l'idea di ambientare l'azione in un cinema dove viene proiettato un horror è davvero esaltante, nonostante lo spunto ben presto si esaurisca. Un giocattolo artigianale che è diventato un riferimento tra i B-movie del periodo, che porta avanti per tutto il tempo smembramenti, emorragie e versamenti di liquidi vari immortalati con forsennato compiacimento. Con un seguito, Dèmoni 2... l'incubo ritorna (1986).

6) Re-Animator (Stuart Gordon, 1985)


Stuart Gordon adatta Herbert West, rianimatore, racconto seriale scritto da Howard Phillips Lovecraft nel 1921-22, e ne rovescia completamente lo spirito angosciante, nichilista e necrofilo. L'iter del protagonista, sorta di novello Prometeo, non è una lugubre discesa agli inferi, bensì un grottesco e deformante viaggio nell'assurdo: la sceneggiatura (firmata dallo stesso regista con Dennis Paoli e William Norris) colleziona momenti irresistibilmente esilaranti, riuscendo a fondere in maniera non banale commedia e registro orrorifico. La confezione è sciatta, gli effetti speciali decisamente mediocri, le interpretazioni impacciate e l'abbondante dose di gore rende il film appetibile solo agli appassionati; ma la sequenza finale, orgia nonsense di zombi e truculenti omicidi, si colloca a pieno diritto tra i vertici della demenzialità più pura. Produce Brian Yuzna.

5) Il buio si avvicina (Kathryn Bigelow, 1987)


Più che un horror in senso stretto, l'opera seconda della trentaseienne Kathryn Bigelow è una nerissima favola d'amore che a tratti sembra un western post-apocalittico, nonché un ritratto disfunzionale e sarcastico della società americana. Ovviamente, la condizione del vampiro si fa metafora del diverso, dell'emarginato: la bizzarra famiglia protagonista è composta da freak decadenti, disumani e umanissimi allo stesso tempo, ognuno sapientemente caratterizzato. Un film spesso violentissimo, ma impregnato di romanticismo dark. Splendida colonna sonora dei Tangerine Dream. Cult assoluto.

4) Halloween – The Beginning (Rob Zombie, 2007)


Con un'invidiabile padronanza del proprio stile personale, Rob Zombie riesce a rileggere il personaggio di Michael Myers senza snaturarlo, allontanandosi però dal modello originario di uomo-macchina programmata per uccidere del capolavoro di Carpenter del 1978. Qui il gigantesco Myers dietro ai suoi silenzi e alle sue maschere cela un'anima straziata dal suicidio della madre e dalla perdita precoce dell'innocenza. Un remake rispettoso e al contempo innovativo, che segna profondamente il cinema horror degli anni 2000 con uno spirito di grande raffinatezza cinefila.

3) The Mist (Frank Darabont, 2007)