Backrooms
Backrooms
Durata
105
Formato
Regista
Stati Uniti, anni Novanta. Clark (Chiwetel Ejiofor), un commerciante di mobili in crisi, scopre una crepa nel muro del suo magazzino attraverso cui scivola in un labirinto infinito di corridoi deserti e stanze vuote, le Backrooms. La sua terapeuta (Renate Reinsve) si avventura nell’ignoto per trovarlo.
Kane Parsons, vent’anni e già artefice del corto YouTube diventato fenomeno virale, porta sul grande schermo una delle creepypasta più potenti dell’immaginario digitale contemporaneo. Il film riesce dove conta di più: restituisce con precisione quasi sensoriale l’Unheimlich freudiano - la familiarità che si incrina, gli spazi della tarda modernità svuotati di funzione e presenza umana che continuano a esistere come gusci di qualcosa che non c’è più. L’atmosfera funziona, il coraggio di scommettere sull’assenza anziché sulla minaccia è genuino, ma troppo spesso si ha la sensazione che Parsons sappia perfettamente quali leve premere senza avere ancora qualcosa di davvero necessario da dire: la drammaturgia è fragile, i personaggi restano sagome, e la reiterazione del dispositivo — corridoio, stanza, smarrimento, vuoto — finisce per assomigliare più a un calcolo che a un’ossessione. Un sintomo perfetto del nostro tempo, confezionato con intelligenza. Ma i sintomi, da soli, non sempre bastano a fare un film.