Caveat
Caveat
Durata
88
Formato
Regista
Isaac, disperato e disoccupato, accetta un lavoro che ritiene possa portargli un facile guadagno: prendersi cura di Olga, nipote di Barrett, per qualche giorno su un'isola deserta. Quello che Isaac non sa è che sarà costretto a indossare una giacca di pelle con una catena che limita i suoi movimenti a poche stanze della casa, ma soprattutto che la giovane, una volta rimasti soli, inizia a comportarsi in maniera inquietante.
Il primo lungometraggio dell’irlandese McCarthy mostra già un’invidiabile capacità di creare tensione nonostante pochi elementi a disposizione: gli spazi angusti e claustrofobici e il dosato utilizzo di oggetti inquietanti e surreali (il guinzaglio, ma soprattutto il coniglietto giocattolo che funge proprio come l’avvertimento del titolo) creano un’atmosfera difficile da sostenere, grazie anche all’oscura fotografia e al montaggio (curato sempre dal regista) che evita jumpscare rendendo la paura generata più profonda e duratura. Tra tutti questi pregi, a essere a tratti fuori fuoco è la scrittura: il soggetto è fin troppo implausibile (con tanto di convenientissima amnesia) e sia gli elementi soprannaturali sia le motivazioni che danno il via agli eventi sono ingiustificati. Durante la visione si passa facilmente sopra questi difetti, in preda all’inquietudine che permea ogni scena; ma alla fine del film, stemperata l’atmosfera, è impossibile non storcere un po’ il naso. Peccato, perché con una sceneggiatura più puntuale il film avrebbe potuto fare il salto di qualità. Resta comunque una riuscita opera prima che non può non rendere il suo regista tra i nomi più interessanti dell’horror contemporaneo.