Oddity
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Durata
98
Formato
Regista
Dani (Carolyn Bracken) sta lavorando al restauro della propria casa quando viene brutalmente uccisa. Un anno dopo, sua sorella gemella Darcy (sempre Carolyn Bracken), medium cieca che possiede numerosi oggetti maledetti, vuole scoprire la verità sul delitto, convinta che l’uomo incriminato sia innocente.
Il secondo lungometraggio di McCarthy è un altro tassello di profonda inquietudine di un regista che riconferma di saper usare al meglio spazi minimali e ritmo dilatato, caricando i vuoti e le attese di una tensione pressoché intollerabile. Perfetto in questo senso l’incipit, poi ripreso tramite flashback che raccontano cosa è realmente successo a Dani: il senso di pericolo è palpabilissmo, nonostante intelligentemente McCarthy eviti quasi del tutto scene grafiche. Quando la protagonista diventa Darcy, l’atmosfera cambia: lei è potente e pericolosa, sicura di sé e disposta a tutto per vendicare la sorella. La tensione si distende ma il mistero si infittisce virando il film in una direzione da giallo soprannaturale. È vero che la risoluzione del crimine non è tanto potente quanto la sua costruzione, ma sono i rapporti che si creano tra i personaggi a funzionare alla grande e a fare chiudere un occhio su una motivazione piuttosto flebile. Anche perché gli antagonisti sono comunque tutt’altro che banali con i loro giochi di potere all’interno di un reparto psichiatrico da incubo. McCarthy, proprio come il negozio di stravaganze mistiche di Darcy, costruisce un film che colleziona richiami al cinema dell’orrore (casa isolata, oggetti misteriosi, medium e fantasmi, pazienti dal passato abusante e cannibali indefessi) che sa omaggiare senza essere derivativo. Il regista irlandese rischia anche con un finale bizzarro, che passa dall’ennesimo momento di fortissima tensione a un’atmosfera comica, in cui l’elemento soprannaturale non si prende troppo sul serio e che, invece di limitarne la portata, rafforza l’idea di un male banale e gratuito, umanissimo e ingiustificabile che spaventa ben più di spettri vendicativi e golem di legno. Nota di curiosità: oltre al cameo di un inquietante coniglio di pezza che richiama uno degli elementi principali del precedente Caveat, McCarthy cita sé stesso anche con il personaggio di Olin (Tadhg Murphy), cui occhio di vetro ha un ruolo fondamentale nell’investigazione di Darcy: How Olin lost his eye è infatti il titolo di un corto che il regista pubblicò su YouTube nel 2013.