Coward
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Premi Principali
Premio per la miglior interpretazione maschile al Festival di Cannes 2026
Durata
120
Formato
Regista
Mentre la Prima guerra mondiale infuria, Pierre (Emmanuel Macchia), un soldato appena arrivato al fronte, è ansioso di mettersi alla prova. Nelle retrovie incontra Francis (Valentin Campagne), il quale risolleva il morale dei suoi commilitoni allestendo spettacoli e rappresentazioni teatrali. Mentre il conflitto continua, entrambi gli uomini cercano un modo per sfuggire alla brutalità della guerra, finendo per scoprire cosa sia l'amore.
A quattro anni dal Grand Prix Speciale della Giuria ottenuto con il suo secondo lungometraggio, Close, Lukas Dhont (classe 1991) torna in concorso a Cannes con un film che mette al centro il corpo e l'identità individuale, proprio come già accaduto in Girl, presentato nella sezione Un Certain Regard e premiato con la Camera d'or come miglior opera prima. Corpi dilaniati dall'orrore di una guerra percepita attraverso fugaci sequenze in trincea, e corpi levigati nella loro fulgida bellezza giovanile che si sfiorano e si amano. È evidente come il regista e sceneggiatore belga si muova all'interno di temi e dinamiche a lui congeniali, messe in scena con un fiammeggiante furore cinematografico. Notevole la prospettiva adottata da Dhont per leggere la guerra attraverso una dimensione intima di conflitto interiore, in cui il singolo, con tutte le sue fragilità, si contrappone alla collettività, rappresentata dalla massa dei commilitoni. La consueta virilità e il proverbiale cameratismo alla base della convivenza tra soldati, sono minati alla radice (con tanto di simbologie falliche evidenti), messi in ombra da una poesia dei sentimenti spesso struggente. All'interno di un'opera estremamente luminosa e dai toni caldi, Dhont tende ad asciugare ogni aspetto enfatico, nonostante qualche cedimento nel finale. Il sospetto di un formalismo un po' fine a se stesso impedisce il pieno entusiasmo nel giudizio, ma avercene di film così. Pierre, interpretato con efficace naturalezza dall'esordiente Emmanuel Macchia, è mosso da un costante impulso di scoperta nonostante l'indole schiva e la macchina da presa riesce a cogliere tutte le sfumature del suo carattere. Straordinarie le sequenza di canto, forma pura di "arte di resistenza" che unisce il gruppo con un trasporto emotivo da brividi. Una rilettura contemporanea del classico war-movie che può ricordare, facendo le debite proporzioni, quanto fatto da Ang Lee all'interno del western con I segreti di Brokeback Mountain (2006). Da segnalare che Emmanuel Macchia e Valentin Campagne si sono divisi a Cannes il Premio per la miglior interpretazione maschile.