Fjord
Fjord
Premi Principali
Palma d'oro al Festival di Cannes 2026
Durata
146
Formato
Regista
Una famiglia si è da poco trasferita in un piccolo villaggio che si affaccia su un fiordo. Il padre (Sebastian Stan) è rumeno, la madre (Renate Reinsve) è norvegese e hanno cinque figli, tra i quali un ragazzo e una ragazza che stanno vivendo il complicato periodo dell’adolescenza. Dopo un litigio domestico e alcune dichiarazioni di questi ultimi alle autorità per la tutela dei minori, i genitori verranno accusati di violenza e coercizione psicologica nei confronti di quei figli che, da un giorno all’altro, verranno loro sottratti uno dopo l’altro.
Quattro anni dopo Animali selvatici, Cristian Mungiu offre una sorta di controcampo del discorso fatto in precedenza, mostrando non più i pregiudizi di una comunità rumena nei confronti di chi arriva da fuori, ma andando invece a prendere i suoi connazionali come migranti che provano ad adattarsi in un territorio straniero, subendo a loro volta le difficoltà di integrarsi in un contesto tanto complicato. Già da questa base di partenza si percepisce come Mungiu stia ragionando nel non dare un’unica prospettiva di visione nei confronti di un tema tanto delicato come quello della violenza domestica e dell’affidamento dei minori, offrendo entrambi i punti di vista e sottolineando gli aspetti negativi di entrambi. Fjord diventa così una metafora di un mondo estremamente polarizzato che si ritrova in quel microcosmo in cui non valgono compromessi, ma solo posizioni estreme e del tutto divergenti. Con la consueta abilità narrativa e registica, Mungiu pone anche al pubblico gli stessi dubbi etici che racconta, risultando però meno incisivo del solito a causa di un discorso che si fa un pizzico ridondante e di un numero inferiore, rispetto ai suoi film precedenti, di sequenze davvero da pelle d’oca. Attenzione, ci sono comunque diversi passaggi di grande cinema e i dialoghi sono scritti meravigliosamente, ma lungo il percorso narrativo il percorso simbolico proposto non è sempre ficcante al punto giusto. Avercene, in ogni caso, ma da un regista della sua grandezza era lecito aspettarsi qualcosa di più. Presentato in concorso al Festival di Cannes dove ha vinto la Palma d'oro, la seconda per il regista romeno dopo quella ottenuta nel 2007 per 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni.