Go Fish – Segui il pesce
Go Fish
Durata
83
Formato
Regista
Max (Guinever Turner) è una giovane ragazza lesbica in cerca di una relazione. Tra la vivace comunità di Chicago, incontra Ely (V. S. Brodie) che all’inizio ignora, ma a cui pian piano si avvicina sempre più.
L’esordio alla regia di Rose Troche è una ventata di aria fresca tra le produzioni queer che, in quel momento, erano quasi totalmente incentrate sulla questione dell’AIDS e sull’omosessualità maschile. La regista focalizza la messa in scena sull’amore e sull’amicizia all’interno di un gruppo di donne, evitando drammi e tragedie. Il risultato è un film che sbaraglia ogni previsione, guadagnando al botteghino quasi 2,5 milioni di dollari a partire da un budget di 15.000. L’ottimismo del film non va scambiato per leggerezza, però: si parla anche di problemi quotidiani, dei litigi tra i membri della comunità e anche della difficoltà di riuscire a vivere apertamente la propria sessuo-affettività in un ambiente familiare avverso (come nel caso del personaggio di Evy, cacciata di casa dalla madre). Sono molte le scene in cui le protagoniste chiacchierano e si scambiano impressioni, con solo le loro teste nell’inquadratura: ci si sente davvero tra un gruppo di amiche intime, dolci e un po’ pettegole. Questo rende il film a volte leggermente verboso, e fin didascalico quando si mettono in ballo istanze politico-sociali, nonostante all’epoca dell’uscita non fossero assolutamente scontate. Un film gradevolissimo, comunque, senza troppe ambizioni militanti se non quella di rappresentare con gioia e rispetto una comunità all’epoca ancora piuttosto ignorata: il relativo grande successo del film sdoganò produzioni statunitensi simili, dando una nuova spinta alle rappresentazioni lesbiche autentiche. La protagonista (e co-sceneggiatrice) Turner avrà, un paio d’anni dopo, un ruolo principale in un altro cult assoluto del cinema lesbico indipendente: The Watermelon Woman di Cheryl Dunye.