Ricchi... da morire - Delitti in famiglia
How to Make a Killing
Durata
105
Formato
Regista
Becket Redfellow (Glen Powell) è discendente di una famiglia dall’eredità miliardaria, rinnegato da questa in quanto nato dall’unione della madre con un ragazzo appartenente a una differente classe sociale. Anni dopo la morte della madre e spinto dall’umiliazione subita sul posto di lavoro e dall’incontro con Julia (Margaret Qualley), una cotta d’infanzia, Becket deciderà di appropriarsi dell’eredità che gli spetta, eliminando i sette parenti che lo precedono nella linea di successione.
Rifacimento del classico inglese Sangue blu (in cui Alec Guinness interpretava otto ruoli diversi), Ricchi… da morire tenta invano di essere al contempo thriller e commedia nera, non riuscendo nei fatti in nessuno dei due. La prova di Glen Powell si situa sulla stessa linea del ben più convincente Hit Man - Killer per caso (in cui, per un’ironica coincidenza, anche a quest’ultimo sono affidati vari personaggi da interpretare), impersonando un umile dipendente che il fato ha voluto trasformare in un sicario improvvisato. La vicenda è inoltre raccontata, per mezzo di una fastidiosa voce narrante, da Becket stesso, che il prologo ci mostra in cella in attesa di essere condannato alla forca. A differenza del film di Linklater, nel quale era necessario soltanto vestire i panni di un sicario e non diventarlo per davvero, la credibilità che qui ci viene chiesto di porre nel protagonista è decisamente maggiore, considerando che deve non solo avvicinare ogni bersaglio, ma anche farlo fuori per mezzo di astute operazioni di infiltrazione ed eliminazione che farebbero impallidire un agente segreto con anni di addestramento alle spalle, per giunta senza un minimo accenno di rimorso. Alla fine, tutto si riduce a un casuale agente 47 che si diletta nell’assassinio di ricchi ereditieri che, nella maggioranza dei casi, sono confinati a poco più che camei prima di essere spediti all’altro mondo. A margine la sottotrama dedicata alla (non) relazione di lunga data con Julia, la quale si rivela presto essere ancor più manipolatrice e arrivista dello stesso Becket e che, per esigenze di trama, diventa il contraltare corrotto di un’altra figura femminile con la quale il protagonista condividerà una storia d’amore, che nel nostro caso rappresenta la ricchezza non di averi, bensì di affetti. Ma tutto è sprecato in un film nel quale, anche a causa della confusa doppia natura di thriller e black comedy, risulta davvero difficile interessarsi in modo sincero alla sorte del protagonista. Per di più, proprio quando Ricchi… da morire raggiunge il suo apice nel corso dell’ultimo atto, la stanchezza è tale da aver ormai perso ogni parvenza di attenzione nei confronti della trama: la giusta ricompensa per chi tenta di appropriarsi di qualcosa che non gli spetta.