The Man I Love

The Man I Love

Anno

Paese

Usa

Durata

95

Formato

Regista

New York, fine anni Ottanta. Jimmy George (Rami Malek) è un artista performativo che, nonostante sia vittima di una grave malattia, cerca di mettere in piedi un nuovo spettacolo di cui essere protagonista. 

A un anno di distanza da Peter Hujar's Day (2025), Ira Sachs torna nel cuore pulsante di New York e torna a confrontarsi con la figura di un artista, spostando però l'azione dagli anni '70 al decennio successivo. Al raffinato biopic "da camera" del fotografo statunitense Peter Hujar, risolto tutto entro le calde mura di un appartamento di Manhattan, Sachs fa seguire il ritratto di un performer fittizio il cui tragico destino permette di considerare i due film una sorta di dittico ideale. The Man I love è un piccolo quadro impressionista sulla solitudine, sugli affetti e la malattia, con al centro lo spettro dell'AIDS (di cui nel film precedente non si fa menzione, ma è la causa di morte di Hujar nel 1987). Tutto è sussurrato, entro i confini di una messa in scena di essenziale eleganza formale, in un film intellettuale ma non dall'approccio freddo e distaccato. L'ambientazione non esaspera i tratti tipici degli anni '80, anzi tende a mettere la sordina a ogni inclinazione all'eccesso, con l'obiettivo di rendere questo slice of life una storia universale fuori dal tempo. Attraverso l'arte, e il preciso mood che ne consegue, Sachs opta per una narrazione in costante sottrazione, purtroppo però per nulla fluida nel suo sommesso incedere e appesantita da parentesi canore ben poco appassionanti. Ma il limite più grande è la poco credibile interpretazione di Rami Malek, paradossalmente bloccato in un personaggio dalle innumerevoli sfaccettature: ogni gesto, ogni battuta e ogni movimento fa trasparire quanto stia recitando una parte, e in un film che procede per ellissi è un problema non da poco. Tutto giusto, tutto carino e curato, ma il coinvolgimento emotivo è ai minimi termini. Molto interessanti, in ogni caso, il clima quasi di realismo magico dell'azione, tutta concentrata in interni, e la contrapposizione tra individuo e collettività, così come il suggestivo finale. Presentato in concorso a Cannes 2026.


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