Train Dreams

Train Dreams

Anno

Paese

Usa

Generi

Durata

102

Formato

Regista

Robert Grainier (Joel Edgerton) vive ai margini del progresso americano, tra foreste, cantieri ferroviari e lavori stagionali. Train Dreams segue il suo percorso dall’infanzia ai primi decenni del Novecento, raccontando un’esistenza precaria, segnata dal lavoro, dalla perdita e da un rapporto profondo, quasi primitivo, con la natura che lo circonda.

Fin dalle prime immagini, il film si affida a una messa in scena fortemente evocativa: rotaie che si perdono nell’orizzonte, alberi che cadono sotto i colpi delle asce, un fiume che scorre lento tra sponde di erba e cielo. È un cinema che guarda costantemente verso l’esterno, verso spazi aperti e inospitali, e che trova proprio nell’osservazione del paesaggio il suo principale motore espressivo. In questo senso, Train Dreams si inserisce con coerenza nel percorso del suo regista, che già in Jockey aveva raccontato un’esistenza maschile segnata dal corpo, dal lavoro e dal lento scorrere del tempo. Il film lavora apertamente sul mito della frontiera, ma lo fa per svuotarlo dall’interno. Il progresso non è mai raccontato come promessa, bensì come forza cieca che attraversa i corpi e li consuma: la ferrovia avanza, le foreste vengono abbattute, le comunità si formano e si dissolvono senza lasciare traccia. Il cosiddetto sogno americano appare così come un orizzonte sempre rimandato, infranto non da un singolo evento traumatico ma da una lenta, inesorabile erosione del tempo e delle possibilità. Quest’opera sceglie però di non trasformare questo sguardo in un discorso esplicitamente politico o in una rilettura epica della storia: le grandi dinamiche collettive restano sullo sfondo, filtrate attraverso un’esistenza privata, fatta di piccoli gesti, lutti silenziosi e ricordi che affiorano in modo discontinuo. Alcune sequenze risultano particolarmente incisive per la loro secca potenza visiva e fotografica, come la violenza improvvisa che esplode nei cantieri ferroviari o le fiamme che divorano una casa nel cuore della notte, trasformando un evento intimo in una frattura irreparabile. Allo stesso tempo, questa costante adesione a una dimensione contemplativa rischia talvolta di appiattire il racconto, che procede per suggestioni più che per reali scarti emotivi, mantenendo una distanza che non sempre si traduce in autentica tensione. Train Dreams è così un lungometraggio solido e misurato, rispettoso del proprio materiale e sorretto da una chiara idea di cinema come esperienza sensoriale e temporale. Un’opera riuscita, capace di evocare un’epoca e un sentimento con delicatezza, ma che resta leggermente distante da quella necessità profonda che avrebbe potuto trasformarlo in qualcosa di davvero memorabile.



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