Yes
Ken
Durata
151
Formato
Regista
Tel Aviv, Israele. Y. (Ariel Bronz), musicista jazz, e sua moglie, la ballerina Yasmine (Efrat Dor), offrono il loro talento artistico per aiutare il loro Paese dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023. Quando a Y. viene affidata la composizione di un nuovo inno nazionale, l'uomo si domanda se la musica può ancora significare qualcosa, in un presente così svuotato di senso e affollato di contraddizioni.
Yes è un film volutamente sconcertante, nel quale realtà e deformazione grottesca finiscono per confondersi. Feste, corpi, musica assordante e improvvise esplosioni di violenza costruiscono un universo caricaturale, ma molti elementi derivano proprio dalla realtà israeliana contemporanea. Anche la canzone del finale, originariamente legata alla memoria della guerra d'indipendenza, è stata realmente trasformata nel 2023 in un inno di vendetta e fatta cantare da bambini. Il film si inserisce coerentemente nel percorso di Lapid, da sempre interessato al conflitto tra individuo e società israeliana. Se i protagonisti precedenti erano figure di opposizione, Y. è invece un uomo che, per stanchezza, opportunismo o paura, finisce per dire sempre sì (non è un caso che Lapid viva da alcuni anni a Parigi, ma Yes nasce proprio dalla difficoltà di prendere le distanze dal proprio paese). L'unico limite del film sta nella stessa estetica che ne costituisce la forza: grottesco ed eccesso sono talvolta più dimostrativi che incisivi, soprattutto nella parte centrale, dove il concetto tende a essere ribadito più volte. Il film trova invece maggiore forza nel contrasto fra la vita dell'élite di Tel Aviv e la tragedia di Gaza a pochi chilometri di distanza, e fra la memoria nazionale e la retorica della vendetta. Yes resta quindi un'opera significativa soprattutto per la capacità di restituire, attraverso uno sguardo volutamente deformato e provocatorio, il clima di un momento storico e una profonda frattura della società israeliana. Presentato alla Quinzaine des cinéastes del Festival di Cannes.