C'era una volta a... Hollywood
Once Upon a Time in... Hollywood
2019
Paesi
Usa, Gran Bretagna
Generi
Commedia, Drammatico
Durata
165 min.
Formato
Colore
Regista
Quentin Tarantino
Attori
Leonardo DiCaprio
Brad Pitt
Margot Robbie
Timothy Olyphant
Al Pacino
Dakota Fanning
Emile Hirsch
Zoë Bell
Kurt Russell
James Marsden
Damian Lewis
Michael Madsen
Luke Perry
Tim Roth
Clifton Collins Jr.
Rafal Zawierucha

Hollywood, 1969. L’attore in declino Rick Dalton (Leonardo DiCaprio) e la sua controfigura Cliff Booth (Brad Pitt) devono trovare nuove strade per provare a sopravvivere in un mondo dello spettacolo che sta profondamente cambiando. Roman Polanski (Rafal Zawierucha) e Sharon Tate (Margot Robbie), intanto, si sono da poco trasferiti in una villa sulle colline di Los Angeles proprio accanto a quella dello stesso Rick Dalton.

Arrivato al nono film, Quentin Tarantino crea una vera e propria opera-mondo della sua carriera, inglobando all’interno di un solo lungometraggio tutte le tematiche, le passioni e anche le ossessioni che hanno caratterizzato il suo cinema. Non è un caso che il titolo, C’era una volta a… Hollywood, sia già di per sé uno sguardo verso il passato, ma non soltanto quello del cinema in senso ampio: si tratta infatti di uno sguardo anche nostalgico sul cinema dello stesso Tarantino, che crea un’opera personalissima, teorica e che non scende a compromessi. Certo, poi c’è anche il versante (altrettanto fondamentale) relativo al periodo storico che il cinema stava passando in un momento decisivo come quello della fine degli anni Sessanta, a partire dall’avvento della New Hollywood (il 1969 è l’anno di Easy Rider e Dennis Hopper viene anche esplicitamente citato) e di un’industria come quella hollywoodiana che doveva forzatamente cambiare per rispondere ai bisogni e agli interessi delle nuove generazioni. Tarantino mostra tutto questo attraverso i cambiamenti che deve affrontare un attore abituato al western, ma proprio come una Hollywood in cerca di una nuova identità, il regista cambia costantemente genere e registro nel corso della pellicola, ricreando quella ricerca in maniera mirabile: dalla commedia al poliziesco, passando per il noir e per momenti di tensione che si avvicinano al thriller e (quasi) all’horror, senza naturalmente dimenticare il western (echi di Sergio Leone fin dal titolo) e il cinema di serie B italiano. Sempre non a caso, a ben guardare, il percorso dei due protagonisti è proprio un percorso nei generi, attraversati con una maestria tecnica e drammaturgica di cui solo pochi autori sono provvisti. Il 1969 è anche l’anno della fine dei sogni, ma (come in Bastardi senza gloria) il potere del cinema può ribaltare quegli incubi e non farli mai arrivare a trasformarsi in realtà. Tra le tante sequenze magnifiche, due menzioni speciali per l’arrivo di Cliff Booth/Brad Pitt allo Spahn’s Movie Ranch, dove si trova la banda di ragazze (e pochi ragazzi) capitanate da Charles Manson e la memorabile scena in cui Sharon Tate/Margot Robbie va a vedere un film in cui recita… se stessa. Come se non bastasse la portata teorica dell’operazione, è anche un lungometraggio divertente, spiazzante e capace di emozionare, anche a fronte di qualche passaggio più statico nella parte centrale. Strepitosa prova di un cast guidato da una vera e propria gara di bravura tra DiCaprio e Pitt, entrambi in ruoli tra i più significativi della loro carriera. Presentato in concorso al Festival di Cannes 2019.

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