Lo chiamavano Jeeg Robot
2015
Rai Play
Netflix
Paese
Italia
Generi
Fantasy, Azione
Durata
112 min.
Formato
Colore
Regista
Gabriele Mainetti
Attori
Claudio Santamaria
Luca Marinelli
Ilenia Pastorelli
Stefano Ambrogi
Maurizio Tesei
Francesco Formichetti
Antonia Truppo
Enzo Ceccotti (Claudio Santamaria) è un ladro di quart’ordine che si consola della miseria della sua vita sguazzando tra budini e filmati porno. Un giorno, ingoiando casualmente una poltiglia, si salva per miracolo dalla morte e si trasforma in Jeeg, un titano dalla forza sconsiderata. Sulla sua strada si mettono una fan sfegatata del cartone Jeeg Robot (Ilenia Pastorelli) e una banda criminale capeggiata dallo “Zingaro” (Luca Marinelli), eccentrico spacciatore ossessionato dalla fama e dal successo.

Incredibile ma vero: un film italiano con i supereroi riesce nell’impresa di non risultare stucchevole o derivativo, affrontando il genere di petto senza temere in partenza di uscirne con le ossa rotte e con tutta la sfrontatezza (non poca) richiesta da una sfida di tale portata. L’opera prima del regista Gabriele Mainetti, rifiutata negli anni da diversi produttori e realizzata anche grazie all’impegno del protagonista Claudio Santamaria, è un tripudio di toni sopra le righe e sfacciataggine, di innovazione e sano, robusto, eccessivo cinema di genere, un territorio che il cinema italiano ha da un bel po’ di tempo a questa parte confinato nel dimenticatoio: i tratti salienti e i passaggi obbligati del cinecomic ci sono tutti, dalla scoperta del potere al percorso di accettazione dello stesso, passando per una galleria consolidata di snodi e figure di contorno, e Mainetti non esita a mescolare pulp e film d’azione, fumetto e commedia, in un mix assolutamente non esente da difetti, talvolta anche macroscopici, che coinvolge però soltanto in parte. Al film si può lamentare soprattutto una scrittura rozza e discontinua, talvolta approssimativa ed eccessivamente di grana grossa che, se meglio dosata, avrebbe potuto dar luogo a un prodotto anche più riuscito (davvero troppi i 112 minuti di durata che, soprattutto sul finale, appaiono eccessivamente compiaciuti e sbrodolati). Ma Lo chiamavano Jeeg Robot, almeno a tratti, riesce ad andare oltre le sue lacune, lavorando in maniera spigliata sull’accumulo, e colpisce qua e là nel segno inanellando dialoghi cult e momenti esplosivi. Notevole è in particolare il sontuoso villain di Luca Marinelli, un’interpretazione da urlo nella quale il bravissimo attore romano mescola echi del Joker, toni apocalittici da supercattivo all’epoca dei social network e della viralità di massa e riferimenti a un immaginario glam incredibilmente tutto italiano: la scena in cui il suo personaggio canta Un’emozione da poco di Anna Oxa è da applausi. Trionfale ed entusiastica (anche troppo) accoglienza di pubblico alla Festa del Cinema di Roma nel 2015. Tra i sette David di Donatello vinti, spiccano quelli al miglior attore protagonista (Santamaria), alla miglior attrice protagonista (Pastorelli), al miglior attore non protagonista (Marinelli) e alla miglior attrice non protagonista (Truppo).
Maximal Interjector
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