Colette
Colette
2018
Rai Play
Paesi
Gran Bretagna, Usa, Ungheria
Generi
Biografico, Drammatico
Durata
111 min.
Formato
Colore
Regista
Wash Westmoreland
Attori
Keira Knightley
Dominic West
Fiona Shaw
Denise Gough
Eleanor Tomlinson
Robert Pugh
Aiysha Hart
Nella Parigi dei primi del '900, dopo essere stata costretta a firmare i propri romanzi con il nome del marito Willy (Dominic West), la scrittrice e attrice teatrale Colette (Keira Knightley), emancipata e anticonformista, ottiene il successo meritato combattendo ogni forma di pregiudizio.



Film biografico che non rinuncia a nessuna delle secche e delle regole minime del genere, Colette è un ritratto piuttosto convenzionale e stereotipato di una delle icone più trasgressive della Belle Époque: una provocatrice che, nella ricostruzione della sua vita firmata da Wash Westmoreland, uno dei due registi di Still Alice (2014), si tramuta in una figura ben più edulcorata e ammansita, sminuita con una certa frettolosità da uno sguardo laccato e patinato che non le rende per niente giustizia. Prima donna nella Storia della Repubblica francese a ricevere i funerali di stato e totem culturale in grado di parlare anche al presente in modi e forme tutt’altro che banali, Colette è interpretata senza alcun nerbo e con scarsissima presa sul personaggio da Keira Knightley, ma è l’intero taglio dell’operazione, per quanto dignitosa sul piano della confezione, a lasciare l’amaro in bocca dell’occasione persa e a destare più di una perplessità. Della Colette intellettuale sterminata e multiforme non c’è infatti praticamente traccia, la sua sessualità vorace e sfrenata e le sue relazioni con persone di ambo i sessi sono evocate con pudico pressappochismo e il film, di fatto, si concentra soprattutto sul rapporto di subalternità di Sidonie-Gabrielle (suo vero nome) con il cialtrone e meschino marito (sebbene si tratti di un legame forzato e scardinato ben presto nel segno della riscossa e della rivendicazione). Tale dimensione narrativa e tematica fa di Colette un prodotto banalmente appiattito su una parabola di empowerment femminile (ma è risaputo che lei stessa non avesse un rapporto pacifico con le femministe a lei coeve), chiaramente in linea col momento storico in cui è stato realizzato ma privo di reale spessore. Incapace, in definitiva, di stabilire una reale sintonia con i molteplici angoli e gli altrettanti anfratti di una personalità sfaccettata e proteiforme.
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