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Guillermo del Toro e il monstrum tra Storia e storie

«Da bambino mi sentivo fuori luogo un po’ ovunque, proprio come i mostri. Per me il mostro è una creatura coraggiosa, che esiste nonostante l’oppressione della gente normale. Ciò che mi piace è che è come un animale, non c’è nulla di ipocrita in lui»


Visionario, spettacolare, audace
: il cinema di Guillermo del Toro, tra i più importanti registi messicani contemporanei, non assomiglia a quello di nessun altro, distinguendosi per la capacità di porre il monstrum al centro della narrazione. Monstrum in senso orrorifico, certo, quindi letteralmente creatura mostruosa, ma anche e soprattutto "prodigio, fatto o fenomeno portentoso, eccezionale" (Treccani): il mostro, per del Toro, ha spesso maggiore dignità dell'essere umano.

Un cinema che è fiaba dark, insomma, e che unisce la meraviglia visiva e formale (pochi gli effetti digitali a favore di un massiccio uso del make up) a uno spiccato interesse per la Storia, in un intreccio tra grandi avvenimenti e piccole (solo apparentemente) vicende dei personaggi. Fantasy e realismo in mirabile equilibrio.

Nell'attesa di vedere in sala La fiera delle illusioni – Nightmare Alley, nuovo adattamento del romanzo di William Lindsay Gresham dopo la versione del 1947 ad opera di Edmund Goulding, un viaggio tra i mostri del cinema di Guillermo del Toro!


Mimic (1997): gli insetti umanoidi


Guillermo del Toro
porta il suo stile favolistico e straniante nel genere slasher fantascientifico tipico dei b-movies a stelle e strisce ed evita volontariamente i cliché del genere, puntando maggiormente sulla creazione di un'atmosfera quasi da fumetto. Nulla di trascendentale, anzi, di fatto uno dei progetti più trascurabili da parte del regista messicano, ma i mostruosi insetti che mietono vittime nelle fogne della Grande Mela imitando le fattezze delle loro prede umane suscitano più di un brivido.


La spina del diavolo (2001): Santi
«What is a ghost? A tragedy condemned to repeat itself time and again? An instant of pain, perhaps. Something dead which still seems to be alive. An emotion suspended in time. Like a blurred photograph. Like an insect trapped in amber»


Anomalo fanta-horror di Guillermo del Toro, che coniuga le atmosfere ricercate a lui care a un orrore dalla forte connotazione storica, dove la guerra civile spagnola non si limita a fare da sfondo, ma troneggia al centro del film. Atmosfera rarefatta per una ghost story suggestiva e affascinante trainata dalla pallida e fantasmatica figura (con più di un parallelismo al successivo Crimson Peak) di Santi, segnato interiormente ed esteriormente dalla crudeltà del mondo adulto.


Hellboy (2004): Behemoth

«Aw. crap»


Tratto dal fumetto di Mike Mignola per la Dark Horse, Hellboy è un supereroe atipico: a tutti gli effetti un demone, è stato cresciuto dagli umani e si occupa della difesa della terra lavorando per l'FBI, che lo nasconde al resto del mondo. Pane per i denti di del Toro, insomma, che smorza le atmosfere cupe con tocchi funzionali di irresistibile ironia e tratteggia un antieroe da manuale, spaccone ma dal cuore d'oro; oltre a regalare una creatura mostruosa, il tentacolare Behemoth, di lovecraftiana memoria, per la gioia di ogni appassionato.


Il labirinto del fauno (2006): il Fauno e l'Uomo Pallido
«And it is said that the Princess returned to her father's kingdom. That she reigned there with justice and a kind heart for many centuries. That she was loved by her people. And that she left behind small traces of her time on Earth, visible only to those who know where to look»


Uno dei più interessanti, discussi e riusciti tentativi degli anni Duemila di rinnovare il genere fanta-horror. Guillermo del Toro esprime appieno la propria personale concezione di film dell'orrore, con l'elemento soprannaturale inserito in un contesto storico preciso e gli elementi più spaventosi o scioccanti diluiti all'interno di un'atmosfera fiabesca, e a tratti grottesca, che allontana il baricentro del film dai cliché del genere di riferimento, avvicinandolo a note gotiche e fatate tipiche del filone fantasy. Così il mondo fiabesco immaginato e vissuto dalla protagonista, come una sorta di scudo mentale per difendersi dagli orrori della guerra, giustifica appieno le scelte di regia e fotografia, spesso barocche nella loro esuberanza visiva. Una straordinaria favola macabra con due creature memorabili, poli opposti incarnati da Doug Jones: il Fauno e l'Uomo Pallido.


Crimson Peak (2015): Margaret
«But the horror... The horror was for love. The things we do for love like this are ugly, mad, full of sweat and regret. This love burns you and maims you and twists you inside out. It is a monstrous love and it makes monsters of us all»


Horror gotico classicamente suggestivo, che gioca con i cliché e con l'atmosfera vittoriana che innerva la storia. A tratti prevedibile e prolisso, Crimson Peak dà il meglio a livello formale e visivo, toccando il vertice nella rappresentazione di Margaret McDermott, moglie defunta dell'elegante e misterioso inventore inglese Thomas Sharpe che tenta di avvertire la nuova consorte di un pericolo mortale e imminente.


La forma dell’acqua – The Shape of Water (2017): l'Uomo anfibio
«Unable to perceive the shape of You, I find You all around me. Your presence fills my eyes with Your love, It humbles my heart, For You are everywhere»


Guillermo del Toro
torna al taglio fiabesco de Il labirinto del fauno e, dimostrando la consueta passione e competenza nei confronti della storia del cinema, alterna omaggi al musical e all’horror, costruendo una sorta di ipotetico seguito de Il mostro della laguna nera (1954), cult di Jack Arnold. Il periodo di ambientazione è quello della Guerra Fredda, i tempi sono quelli dello scontro per il predominio spaziale tra Unione Sovietica e Stati Uniti, ma il contesto storico-politico (seppur citato costantemente) lascia soprattutto spazio a una tenera storia d’amore tra una ragazza muta con un lavoro umile e un “mostro” che si dimostra più umano di qualunque uomo. Un antidoto al cinismo del mondo contemporaneo. Leone d'oro della 74esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia e quattro premi Oscar: miglior film, miglior regista, miglior scenografia e miglior colonna sonora.


Bonus: Scary Stories to Tell in the Dark (2019), la Donna Pallida
«You don't read the book. It reads you»


Sotto l’egida di del Toro, produttore e autore del soggetto, André Øvredal porta in scena un adattamento dell’omonima serie di libri per ragazzi, scritta da Alvin Schwartz e composta da tre volumi, pubblicati tra il 1981 e il 1991. Non si tratta di un film a episodi, a differenza di quanto il titolo possa far pensare, ma di un’unica narrazione in cui si affastellano diverse storie, nate dalla mente di una ragazza dai terribili poteri, vissuta alla fine del XIX secolo. Nulla di particolarmente originale, vero, ma alcuni momenti rimangono impressi nella memoria: tra questi, l'apparizione della Donna Pallida (richiamo al celebre Pale Man de Il labirinto del fauno), fagocitante incubo che diventà realtà.

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