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Harry Potter e la pietra filosofale: 10 curiosità sul film
«Questo piccino diventerà famoso, non ci sarà bamibno nel nostro mondo che non conoscerà il suo nome»: tra le prime, profetiche, battue del film, pronunciate dalla professoressa McGonagall parlando del piccolo Harry, prima di consegnarlo a casa Dursley. Tutto ebbe inizio nel 2001, 20 anni fa, con l’uscita nelle sale di Harry Potter e la pietra filosofale, tratto dal romanzo che J.K.Rowling pubblicò nel 1997, arrivato in Italia nel 1998. Ecco 10 curiosità sul film:  

1. L’autrice: J.K. Rowling


 
Leggendo la biografia di Joanne Rowling ci si rende conto di quanto la sua opera sia profondamente personale e quanto di ciò che è accaduto nella sua vita abbia influito nella stesura dei romanzi. A partire dalla “K”, inserita accanto alla J. per camuffare il fatto di essere una donna (altrimenti, le hanno detto, il libro non avrebbe venduto) e che fa riferimento alla nonna, Kathleen, cui era molto affezionata. I suoi genitori – Peter James Rowling e Anne Volant – sono partiti assieme dalla stazione di King’s Cross per trasferirsi a Winterburne, dove i loro vicini di casa si chiamavano Potter. Successivamente si sono trasferiti a Tutshill, un paesino in cui si parla il dialetto di Hagrid e che viene ricordato anche in Il quidditch attraverso i secoli con i Tutshill Tornados. Il sogno di diventare scrittrice la porta a Edimburgo, dove viveva la sorella Diane e dove, nel bar Nicolson’s completa il romanzo. Venduto alla casa editrice Bloomsbury per 1500 sterline. 

2. Il romanzo che poteva aspettare

 
Quando Harry Potter e la pietra filosofale stava per fare il suo esordio nelle librerie, David Heyman aveva da poco aperto una piccola casa di produzione, la Heyday Films, che si era posta l’obiettivo di dare più spazio possibile alle trasposizioni di libri: il manoscritto viene inviato alla casa di produzione, che lo inserisce nei materiali non urgenti. La svolta avviene quando la segretaria di Hayman lo legge e lo consiglia anche a lui, che rimane estasiato: «Ho frequentato un college inglese tradizionale, non diverso da Hogwarts, sebbene senza magia. Noi tutti abbiamo avuto... insegnanti che ci sono piaciuti e altri che abbiamo detestato, i Piton, i Silente e le McGranitt. Noi tutti siamo stati o abbiamo conosciuto Hermione o Ron o Harry e penso che tutti ci siamo a volte sentiti degli outsider. L’ambientazione era familiare, e i personaggi, se nno familiari, così capaci di produrre un senso di immedesimazione, che ‘insieme cessava di essere fantastico e diventava possibile, se questo ha un senso». (Harry Potter dalla pagina allo schermo)

3. La scelta di Chris Columbus e gli attori britannici


 
La richiesta dell’autrice per la realizzazione del film era chiara: solo attori e registi britannici, per non perdere l’anima e le radici del romanzo. Non fu facile, tuttavia: Mike Newell aveva detto di non essere disponibile e si pensò a diversi registi, come Steven Spielberg o Terry Gilliam ma alla fine la scelta cadde su Chris Columbus, ritenuto adatto considerando la regia di Mamma ho perso l’aereo e le sceneggiature de I Goonies, Piramide di paura e Gremlins. Per il cast furono scelti solo interpreti britannici, come Daniel Radcliffe, Emma Watson, Rupert Grint, Richard Harris, Maggie Smith, Alan Rickman e Robbie Coltrane.  

4. La profezia nella prima sequenza



Il film si apre con l’inquadratura su Privet Drive, sulle prime e leggere note delle partiture di John Williams, mentre un uomo dalla lunga barba bianca utilizza un oggetto che scopriremo essere magico, ma che ritornerà solo in Harry Potter e i doni della morte: il Deluminatore. È Albus Silente (Albus, bianco e puro, Silente traduzione inesatta in quanto l’originale Dumbledore voleva dare l’idea di un uomo che passeggia allegro e borbotta), che alla vista di un gatto introduce il personaggio di Minerva McGranitt: Minerva, dea romana della saggezza, in originale McGonagall, per omaggiare una poetessa amata dall’autrice. L’incipit è quantomai incisivo e utile per immergere nel mondo magico, in contrapposizione a quello dei babbani, concludendo il tutto con un «Questo piccino diventerà famoso, non ci sarà bambino nel nostro mondo che non conoscerà il suo nome». Profetico, a dir poco. 

5.  Hagrid e la motocicletta

 
Nella prima sequenza viene presentato anche un altro personaggio presto entrato nei cuori dei fan: Rubeus Hagrid. Va sottolineato che all’uscita del film, il libro Harry Potter e la camera dei segreti era già uscito ed è quindi comprensibile che la professoressa McGranitt chieda a Silente se sia il caso di afffidare Harry Potter a lui: quanto accaduto con Aragog ha lasciato il segno. Far arrivare Hagrid in motocicletta è una precisa scelta dell’autrice, che per creare il personaggio ha detto di essersi ispirata a un motociclista conosciuto da J.K. Rowling. Racconta che una sera si trovava al pub, quando un uomo enorme è entrato con sguardo minaccioso, i presenti, timorosi, gli hanno aperto la strada al bancone, arrivato davanti al barista, il motociclista ha inziato a parlare del suo giardino e di come le sue petunie non fossero soddisfacenti quell’anno.

6. Leggenda della pietra filosofale

 
La leggenda della pietra filosofale è molto antica e le sue origini vanno ricercate probabilmente nell’alchimia, un’arte con cui si cercava, senza successo, di trasformare i metalli in oro. Dall’Egitto, la tradizione arrivò in Europa e si narra che fu un francese di nome Nicolas Flamel ad avere successo, riuscendo a trasformare il piombo in oro. Come? Grazie a una sostanza che chiamava pietra filosofale. 

7.  Gli occhi e la cicatrice di Harry Potter



«Hai gli occhi di tua madre»: quante volte tra libri e film abbiamo sentito questa frase, pronunciata nei confronti di Harry Potter, in riferimento a Lily? Tuttavia, gli occhi di Lily erano verdi, e anche quelli del maghetto su carta, ma allora perché quello sul grande schermo non mantiene un dettaglio così importante? Semplicemente per conservare la salute di Daniel Radcliffe, dopo lo sfogo allergico successivo alle lenti a contatto colorate indossate nei primi giorni di riprese. L’altro elemento iconico del maghetto è la cicatrice che porta sulla fronte e che, in sede di riprese ha dato non poco lavoro ai truccatori: il giovane la indossava tutto il giorno, tranne quando andava a scuola, per cui ogni volta a inizio riprese era necessario applicarla nuovamente per renderla presentabile. 

8. Il viaggio sull’Hogwarts Express

 

Iconico, l’Hogwarts Express in partenza dal binario 9¾ è il luogo dove si sono conosciuti i tre protagonisti. Non è stato comunque semplice girare le sequenze, e a farci caso la maggior parte della scena è in campo e controcampo. Il motivo è semplice, il regista ha spiegato che Radcliffe e Grint non riuscivano a stare seri uno di fronte all’altro e, così, è stato necessario riprenderli in momenti differenti, unendo poi il tutto successivamente in sede di montaggio. Emma Watson, inoltre, ripeteva le loro battute sottovoce, avendo imparato a memoria il copione: come una perfetta Hermione. «È leviósa, non leviosàa».

9. Severus Snape e il linguaggio dei fiori


 
«Cosa ottengo se aggiungo della radice di asfodelo in polvere in un infuso di artemisia?». Queste le prime parole che Severus Snape rivolge a Harry, dopo averlo rimproverato di non seguire la sua lezione. Una domanda che suona strana, se non si conosce il linguaggio dei fiori. L’asfodelo è infatti un tipo di giglio (Lily) e si usa per il ricordo dei defunti, mentre l’artemisia richiama il la tristezza. Tradotto, quindi, Severus sta dicendo a Harry: “Sono molto dispiaciuto per la morte di tua madre, Lily”.

10.  Hogwarts, tra fantasmi tagliati e riferimesti storici 



Hogwarts, castello magico e ricco di segreti. Non mancano i fantasmi, che tuttavia sono praticamente del tutto assenti nella versione cinemtaografica – ad eccezione di qualche dialogo con Nick quasi senza testa e di una comparsata del Barone sanguinario, che tanto ricorda Hook di Steven Spielberg. Non è tutto, perché l’attenzione di regista e sceneggiatori non si limita alla riproposizione delle scale che fanno ciò che vogliono o dell’incanto della sala grande: bisogna stare attenti ai quadri appesi lungo i corridoi e a chi vi è rappresentato. Per esempio, Anna Bolena, negli anni accusata di stregoneria.
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