Crime 101 – La strada del crimine
Crime 101
Durata
135
Formato
Regista
Davis (Chris Hemsworth), celeberrimo ladro, sta pianificando il colpo più importante della sua vita, dopo il quale uscirà di scena. L'incontro con Sharon (Halle Berry), assicuratrice con cui deve collaborare, e Ormon (Barry Keoghan), suo rivale, cambia le carte in tavola e nel frattempo il tenente Lubesnik (Mark Ruffalo) sembra essere sempre più vicino a smascherarlo.
«Non far entrare nella tua vita niente da cui tu non possa sganciarti in trenta secondi netti se senti puzza di sbirri dietro l’angolo». Lo diceva Robert De Niro in Heat - La sfida, film con il quale Crime 101 - La strada del crimine condivide ben più di una battuta. Tale concezione della vita sembra essere anche quella del Davis di Chris Hemsworth, tanto chirurgico durante un furto quanto incompetente nella sfera privata. La sua vicenda è intrecciata tramite un meticoloso montaggio a quella di Sharon, assicuratrice che nutre più speranze nel proprio futuro professionale di quanto dovrebbe, e a quella del detective, un maldestro poliziotto sul baratro del divorzio. A chiudere il perimetro di questo cast sopraffino Barry Keoghan nei panni di Ormon, un impulsivo criminale sulle tracce del protagonista, e Nick Nolte in quelli di un boss doppiogiochista. Un team stellare stampato a regola d’arte su quello del classico di Michael Mann (Chris Hemsworth ne è stato addirittura collaboratore in Blackhat), il cui spettro sembra infestare la maggior parte delle dinamiche narrative del film. Personaggi, relazioni e persino intuizioni scenografiche sembrano sottratti dal film del 1995 per essere aggiornati alle mansioni e autovetture del ventunesimo secolo, denotando un pigro lavoro di copia e incolla. Un vero peccato, considerando che la puntuale regia di Layton riesce non soltanto ad assestare un paio di sequenze di inseguimento davvero invidiabili, ma anche a valorizzare ogni membro del cast come merita. Al fianco di ciò una fotografia che, seppur ancora figlia del cinema di Mann, restituisce affascinanti scorci di una Los Angeles che trasuda noir in ogni fotogramma. A farla da padrone è però la presenza di superfici riflettenti che amplificano il concetto di anonimato e permettono ai personaggi coinvolti di interrogare la propria coscienza, in modo che possano determinare se procedere per la strada più immediata, ovvero quella del guadagno sporco (di cui le arterie stradali losangeline costituiscono l’allegoria), o se prendere la prossima uscita. Specchi in grado di dipanare la personalità degli interpreti e in cui il film stesso avrebbe dovuto scrutarsi.