El ser querido
El ser querido
Durata
135
Formato
Regista
Dopo tanti anni di silenzio e totale distacco, Esteban (Javier Bardem), un regista di fama internazionale, torna in Spagna e incontra sua figlia Emilia (Victoria Luengo), barista e attrice occasionale, a cui vuole offrire uno dei ruoli principali del suo nuovo progetto. Quella che potrebbe essere un'occasione professionale, si trasforma presto in un confronto emotivo inevitabile: sul set emergono segreti, rancori e ferite mai sanate, costringendo entrambi a fare i conti con un passato irrisolto e con il fragile legame che li unisce.
Quattro anni dopo il potente As bestas e due anni dopo la bellissima serie televisiva Dieci capodanni, lo spagnolo Rodrigo Sorogoyen torna dietro la macchina da presa per un progetto in cui conferma il suo grandioso talento, a partire già da una sequenza iniziale che descrive perfettamente lo stato emotivo in cui si trovano i personaggi: prima impacciati e un po’ imbarazzati, poi man mano che prosegue la conversazione sempre più amareggiati, irritati e distanti nonostante si siano ritrovati dopo così tanto tempo. Il cinema come chiave salvifica di un rapporto perduto nel tempo è soltanto una prima e immediata lettura di un film estremamente stratificato, che parla anche di mascolinità tossica, di un regista, padrone autoritario di un set che si trasforma in un campo di battaglia psicologica, ma anche di un uomo carico di dolore e tormenti, che cerca faticosamente di curare le sue ferite emotive dando una possibilità a quella figlia che non ha mai riconosciuto. Senso di colpa o vero dolore? Al pubblico ogni interpretazione, ma quello che è certo è che Sorogoyen, con una scrittura sopraffina dei personaggi, descrive una relazione di una profondità semplicemente straordinaria, in cui le crepe di un passato traumatico affiorano silenziose, tra le pieghe della narrazione o tra le immagini di pellicole vecchie e nuove in cui Esteban ha filmato le donne di una famiglia che ha reso tale soltanto per breve tempo. In mezzo a riflessioni che incrociano con forza dirompente il cinema e la vita, c’è anche spazio per diverse, splendide sequenze metacinematografiche, in cui svetta il momento di un ciak che si continua a ripetere e che mostra tutta la violenza psicologica resa da un Javier Bardem tanto terrificante quanto indimenticabile in uno dei ruoli più importanti della sua carriera. La sua bravura contribuisce a rendere El ser querido un film da brividi, un lungometraggio tattile che fa sentire sulla pelle di chi guarda tutta la paura di certi momenti e la sofferenza provata da una donna (eccellente anche Victoria Luengo, protagonista di un’altra bellissima serie di Sorogoyen, Antidisturbios) che voleva solo essere vista e che ora si ritrova osservata dall’occhio di quella videocamera dietro la quale si nasconde nient’altro che suo padre. Da quell’incipit memorabile che abbiamo già citato fino agli ultimi istanti, il risultato è un impressionante film sullo sguardo e su una riconciliazione (forse) impossibile, una frattura che neanche la poesia del cinema può sanare e in cui la posizione di potere del regista sull’attrice diventa la devastante metafora di uno dei rapporti padre-figlia più significativi e trattati in maniera superba che la storia del cinema possa vantare. Presentato in concorso al Festival di Cannes.