Istantanee
Proof
Durata
86
Formato
Regista
Martin (Hugo Weaving) è un fotografo dilettante cieco. Incontra fortuitamente Andy (Russel Crowe), un tuttofare di un ristorante, e tra i due nasce un’amicizia. Martin fa però fatica a fidarsi delle persone e cerca di comprendere la realtà intorno a lui facendosi descrivere da Andy le foto che scatta. A complicare la situazione c’è Celia (Geneviève Picot), conturbante domestica di Martin, ossessionata da lui.
Importante esordio per Jocelyn Moorhouse. La regista tratta importanti temi come la ricerca e la fallibilità della verità vestendoli prima da divertente buddy comedy e poi da dramma amoroso dal ritmo quasi da thriller. Con un parco ed efficace uso del flashback, viene mostrato un giovane Martin alle prese con una madre bugiarda e manipolatrice, che gli fa perdere fiducia nelle parole altrui. La fotografia diventa per lui una compulsione a cui aggrapparsi per vedere il mondo così come è: una prova (da cui il titolo originale) che ciò che gli altri vedono e ciò che lui percepisce con gli altri sensi collimino. Una situazione apparentemente banale (il cane di Martin che non risponde subito al richiamo) riesce a mettere alle strette i limiti dell’amicizia e della verità stessa, il cui valore assoluto viene messo in discussione per puro istinto umano (“Tutti mentono! Ma non continuamente: è questo il punto.”). Una pellicola sulla fiducia, sulla sua perdita e sulla possibilità di riacquistarla, quindi, ma anche un interessante coniugazione del classico triangolo, che proprio grazia alla menzogna può sostentarsi e sopravvivere. Molte le risate che la prima parte regala, mentre la seconda, ben più tesa, porta a un disvelamento finale che ribalta le carte in tavola e mette in discussione la certezza delle proprie percezioni. Buona prova dei tre protagonisti e suadente regia: talento cristallino che purtroppo Moorhouse non riuscirà più a mettere a fuoco nei lavori seguenti. Splendidi i titoli di testa, con protagoniste alcune istantanee scattate dal protagonista.