Gioia mia
Durata
90
Formato
Regista
Nico (Marco Fiore), un ragazzino di undici anni con la parlantina e l’abitudine di rispondere prima di pensare. Cresciuto in una famiglia laica e moderna, è immerso in un mondo iperconnesso fatto di tecnologia, velocità e schermi sempre accesi. Ma quell’estate, controvoglia, è costretto a lasciare tutto e partire per la Sicilia, dove ad attenderlo c’è una zia anziana (Aurora Quattrocchi), burbera e profondamente religiosa, che vive sola in un palazzo antico pieno di leggende e superstizioni. Nessun wi-fi, nessun elettrodomestico e nessuna via di fuga.
Margherita Smampinato esordisce alla regia di un lungometraggio con un film che ha diversi livelli di lettura, inerenti all’incontro/scontro tra i due protagonisti: il primo, quello più immediato, è tra il mondo del passato e quello del presente, tra “analogico” e “digitale”, tra umanità e tecnologia. Se su queste basi si snocciola una riflessione abbastanza prevedibile, il film riesce però sorprendentemente a scavare più in profondità, aggiungendo una riflessione che mette in relazione la razionalità e la fede, tra chi pensa di avere tutte le risposte grazie a un rapido click e chi invece crede che il mondo sia ancora costellato di misteri e che vada attraversato con la necessaria lentezza per poterlo comprendere fino in fondo. Entrando in questa dimensione maggiormente intima e potente, Spampinato indaga efficacemente le psicologie dei due personaggi, dando vita a un rapporto estremamente interessante. C’è qualche momento abbastanza scontato, ma nel complesso il film regge bene alla distanza grazie proprio alla rappresentazione di queste due figure, interpretate benissimo e scritte con altrettanta attenzione. Il risultato è un’opera prima riuscita, grazie al buon copione ma anche a una messinscena efficace a ciò che vuole raccontare. Menzione speciale per Aurora Quattrocchi, notevolissima nei panni della zia anziana.