Kontinental '25
Kontinental '25
Durata
109
Formato
Regista
Cluj, Romania. Orsolya (Eszter Tompa) è un'ufficiale giudiziaria che svolge il proprio lavoro con umanità ed empatia. Quando si trova coinvolta nel suicidio di un uomo che avrebbe dovuto sfrattare, l'episodio provoca una profonda crisi esistenziale e la costringe ad interrogarsi sul significato della responsabilità individuale.
Radu Jude ci ha abituati a opere radicali, in cui mette costantemente sotto pressione il linguaggio cinematografico e provoca lo spettatore attraverso forme narrative estreme e una satira corrosiva: dopo film come Sesso sfortunato e follie porno e Do Not Expect Too Much from the End of the World, dove la critica sociale si esprimeva attraverso una struttura frammentaria e volutamente caotica, Kontinental '25 rappresenta un punto di svolta e il regista sceglie una narrazione più lineare e un tono più sobrio, concentrando tutta la riflessione su un unico dilemma morale. Girato in pochi giorni con una troupe ridotta e utilizzando prevalentemente un iPhone, il film dimostra come la semplicità produttiva possa trasformarsi in una precisa scelta estetica: attraverso la vicenda di Orsolya il regista costruisce un ritratto della Romania contemporanea, sospesa tra il modello occidentale, incarnato da un capitalismo aggressivo e da una dilagante speculazione edilizia, e l'ingombrante eredità sovietica. Anche chi conosce poco il paese coglie facilmente alcune tensioni ancora aperte: il ruolo della consistente minoranza ungherese, cui appartiene la stessa protagonista, il rapporto complesso con l'identità nazionale, il disprezzo nei confronti della comunità Rom, la vicinanza della guerra in Ucraina e il timore dell'imperialismo russo. La città di Cluj, così, non è soltanto lo sfondo della vicenda, ma un vero protagonista del racconto. Dal punto di vista formale Jude mantiene quasi sempre il punto macchina fisso, costruendo un cinema dell'osservazione più che dell'azione. All'interno delle inquadrature convivono inoltre immagini provenienti da telefoni, schermi e altre fonti digitali, mentre il racconto è attraversato da continui riferimenti religiosi, filosofici, letterari e cinematografici. Il regista dichiara apertamente il proprio debito nei confronti di Europa '51 di Roberto Rossellini, del quale riprende la domanda fondamentale e la trasferisce nell'Europa del XXI secolo (per Jude oggi la colpa non appartiene quasi mai a un solo individuo e diventa così difficile stabilire dove finisca la responsabilità individuale e dove inizi quella collettiva). È una concezione del cinema che richiama anche autori come Abbas Kiarostami, Éric Rohmer e Hong Sang-soo: registi che utilizzano storie apparentemente semplici per aprire questioni morali e filosofiche, lasciando allo spettatore il compito di trarre le proprie conclusioni. Kontinental '25 non offre risposte definitive, mette piuttosto in scena una domanda che riguarda tutti: quanto siamo davvero estranei alle ingiustizie che vediamo ogni giorno? È questo interrogativo, più ancora della vicenda narrata, a costituire la vera chiave di un film a tratti un po' scolastico, ma comunque ficcante e incisivo come buona parte della filmografia del suo autore. Vincitore dell'Orso d'Argento per la miglior sceneggiatura al Festival di Berlino 2025.