L'isola delle anime perdute
Island of Lost Souls
Durata
72
Formato
Regista
Dopo essere stato salvato in mezzo all’oceano polinesiano, il naufrago Edward Parker (Richard Arlen) viene scortato fino a un’isola sperduta. Il luogo è la base scientifica del dottor Moreau (Charles Laughton), ricercatore che ha passato undici anni a fare dolorosi esperimenti su vari animali nel tentativo di superare i limiti della genetica.
Dopo il successo de Il dottor Jekyll (1931), la Paramount ritorna al genere horror adattando un altro celebre romanzo. Questa volta la scelta ricade su L’isola del dottor Moreau di H. G. Wells, che viene adattato rispettandone le non indifferenti profondità filosofiche (su tutte, quali sono i limiti della scienza e qual è il confine tra umanità e bestialità?), ma gestendo anche al meglio aggiunte del tutto originali come il personaggio di Lota, donna-bestia straziata da sentimenti che non riesce a comprendere, ma il cui fascino ferino non lascia indifferenti. L’attrice esordiente Kathleen Burke è accreditata nei titoli di testa come “la donna pantera” e gran parte della pubblicità dell’epoca si basò su questa presenza misteriosa, nonostante il cast potesse vantare vere e proprie icone quali Charles Laughton e Bela Lugosi. Il primo regala un’ennesima grande prova nei panni di un uomo di scienza apparentemente elegante e pacato ma in fondo del tutto folle nelle sue manie demiurgiche. Il secondo, irriconoscibile, riesce a spiccare nonostante un ruolo secondario grazie alla voce cantilenante e dolente del suo enunciatore della Legge. Ma a brillare più di tutti è forse proprio la diciassettenne Burke, che fa da selvaggio controcanto alla bellezza classica di Richard Arlen. Stupenda fotografia notturna di Karl Struss e trucco ancora d’effetto nonostante gli anni: non rabbrividire quando l’infelice Ouran scopre le proprie pulsioni erotiche e inizia a perseguitare Ruth (Leila Hyams) è impossibile. Per via della libertà pre Codice Hays sia nelle allusioni sessuali, sia negli elementi orrorifici, la pellicola visse una distribuzione travagliata un po’ ovunque e fu addirittura tacciata di essere contro natura dai censori britannici che lo bannarono per quasi trent’anni.