La fine di Oak Street
The End of Oak Street
Durata
99
Formato
Regista
Nel 1982, Denise (Anne Hathaway), Greg (Ewan McGregor) e i loro figli Brian (Christian Convery) e Audrey (Maisy Stella) conducono un’ordinaria vita da buon vicinato quando, a seguito di strani avvenimenti, l’intero quartiere viene trasferito in epoca preistorica. La famiglia dovrà quindi sopravvivere ai dinosauri, al contempo cercando un modo per far ritorno al proprio tempo.
A otto anni dall’uscita di Under the Silver Lake, David Robert Mitchell alza la posta in gioco (almeno per quanto riguarda il budget) tentando la via del thriller fantascientifico con La fine di Oak Street, tra i cui produttori figura anche J. J. Abrams. Il risultato è un film che, a dispetto dell’intrigante premessa, non riesce a eguagliare in qualità i precedenti lavori del regista, mettendo in pausa lo slancio preso a partire dal riuscito It Follows. Seppur il ritmo sia privo di cali e il film si segua volentieri dall'inizio alla fine, all'interno del progetto risiede un grave limite, relativo alla sua forte incertezza, che colpisce tanto la contaminazione dei generi quanto le tematiche che tenta di approfondire: dopo un prologo in cui, alla Velluto blu, viene presentato il quartiere in questione per mezzo di una fotografia patinata e velata di nostalgia per quel cinema avventuroso e adolescenziale che ha attraversato gli anni Ottanta (Rob Reiner, Richard Donner, Steven Spielberg… solo per fare qualche nome), non si è certi se l’intenzione sia quella di lamentare l’ingannevole sicurezza che ha caratterizzato il buon vicinato americano o quella di ricordare quei dolci giorni con malinconia. Allo stesso modo, il sottile umorismo che permea il primo atto e che, a fatica, si trascina lungo i successivi due, risulta quasi estraneo al progredire della trama, causando una serie di circostanze deliranti a metà tra la risata involontaria e il grottesco. In aggiunta, quasi nessun personaggio coinvolto risulta analizzato in maniera adeguata, primo fra tutti il padre di famiglia impersonato da Ewan McGregor, che peraltro non sembra del tutto convinto del ruolo a cui ha accettato di lavorare. L’unica presenza che si possa dire riuscita è quella di Denise, soffocata tra le responsabilità famigliari e le speranze di pubblicare un romanzo, alla quale Anne Hathaway dona un’interpretazione calibrata pur trovandosi continuamente in situazioni sopra le righe. Nonostante una discreta messinscena e un soggetto accattivante, La fine di Oak Street pare insomma un lavoro sottotono che prova a operare sul concetto di tempo ma, di fatto, sollevando pochi argomenti che non siano già stati proposti in maniera ben più riuscita in altre sedi. Un film che lascia l’amaro in bocca al pensiero di cosa sarebbe potuto essere se approcciato in altra maniera.