La torta del presidente
Mamlaket al-qasab
Durata
105
Formato
Regista
Iraq, anni Novanta. Sotto il peso delle sanzioni internazionali e dello sguardo onnipresente del regime di Saddam Hussein, la vita quotidiana scorre tra privazioni, code interminabili, razionamenti e una fragile normalità. In questo contesto, alla piccola Lamia (Banin Ahmad Nayef) di 9 anni, viene affidato un compito tanto assurdo quanto simbolico: preparare una torta per il compleanno del Presidente, un gesto obbligato e carico di implicazioni. Insieme all’amico Saeed attraversa una Baghdad segnata dalla scarsità, dal caldo opprimente e dalla paura, alla ricerca degli ingredienti per un impegno che non può essere rifiutato.
Nasce da un’allegoria La torta del presidente, titolo che è anche il riferimento simbolico principale che viene messo in campo. Quello che in apparenza è solo un incarico affidato a una bambina, si carica presto di significati più profondi: obbligo e devozione si confondono con speranza e sogno, mentre i due bambini si muovono in un mondo dove ogni dettaglio è sorvegliato, ogni parola pesa e ogni azione può avere conseguenze. Il dolce diventa così rappresentazione simbolica del peso dell’oppressione, all’interno di una narrazione carica di elementi simbolici e di figure di personaggi che diventano rappresentazione di qualcosa di ben più universale. L’esordiente Hasan Hadi guarda al cinema neorealista italiano di Vittorio De Sica e a quello iraniano di Abbas Kiarostami, risultando decisamente derivativo ma riuscendo comunque a non sfigurare grazie alla sincerità e al realismo della sua messinscena. Forse qua e là c’è qualche passaggio ridondante, ma il film ha una sua intensità, grazie alla costruzione credibile dei personaggi in scena, alle belle interpretazioni e a una regia semplice ma comunque incisiva al punto giusto. Da segnalare inoltre che il film ha vinto la Caméra d’or al Festival di Cannes del 2025.