La Vénus électrique

La Vénus électrique

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122

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Parigi, 1928. Suzanne (Anaïs Demoustier) è la "Venere Elettrificata", una delle attrazioni principali di un luna park allestito in un quartiere popolare della città. Un giorno, di nascosto, si cala nei panni della sensitiva Claudia e, grazie a finte sedute spiritiche, illude il pittore in crisi Antoine (Pio Marmaï) di riuscire a mettersi in contatto con la moglie di quest'ultimo, scomparsa da poco. La situazione le sfugge di mano quando l'amore inizia a complicare le cose.

Ogni storia d'amore è una storia di fantasmi. O forse no. All'interno di una cornice d'epoca essenziale e abbastanza approssimativa, Pierre Salvadori ha realizzato una garbata storia sentimentale che dichiara, fin dalle primissime battute, il suo intento di essere un atto d'amore verso la capacità di abbandonarsi all'immaginazione e al potere catartico delle emozioni. Facile leggere anche una valenza metaforica che rimanda a quella grande fabbrica dei sogni che è il Cinema. Ogni personaggio è spinto ad agire da pulsioni manifeste legate al presente che sta vivendo e, allo stesso tempo, da motivi che risiedono in un passato tutto da scoprire. Il film parte come una semplice commedia di routine e acquisisce sempre maggiore interesse mano a mano che il tono si avvicina sempre più a quello del melodramma, con tanto di prefinale che strizza l'occhio a Romeo e Giulietta di shakespeariana memoria, mantenendosi però saggiamente a debita distanza da ogni sentore di tragedia. Il giochino degli incastri sentimentali funziona abbastanza e il tutto conserva un decoro sufficiente a considerare l'opera un discreto esempio di passatempo frizzante e coinvolgente. Riuscite le riflessioni sul mondo della fantasia e sulla forza delle illusioni, come in un film di Guillermo del Toro diluito e depotenziato, meno riusciti, invece, i salti temporali e la gestione delle linee narrative ambientate in epoche diverse, quando la moglie di Antoine, Irène (interpretata da Vimala Pons), rivive sullo schermo. Menzione speciale per il personaggio del mercante d'arte Armand, interpretato da un Gilles Lellouche perfettamente a suo agio nel ruolo. Da un soggetto di Robin Campillo e Rebecca Zlotowski. Film d'apertura, fuori concorso, del Festival di Cannes 2026.


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