Mercy: Sotto accusa
Mercy
Durata
100
Formato
Regista
Un detective (Chris Pratt) viene accusato di omicidio e ha solo novanta minuti per dimostrare all'intelligenza artificiale da lui stesso creata (Rebecca Ferguson) di essere innocente e di non aver ucciso la propria moglie.
Tanta ricerca e pochi risultati nel nuovo court(tech)room drama di Timur Bekmambetov, regista kazako sbancatore del box-office con Wanted - Scegli il tuo destino. Il film, appoggiandosi su una premessa distopica che fa venire in mente Minority Report, tenta invano di propinare a sua volta un giudizio sulla contemporanea questione dell’intelligenza artificiale, riempiendo gli occhi del protagonista Chris - e dello spettatore - di ridondanti effetti laptop in un 2029 in cui la sospensione dell’incredulità andrà condotta, pare, ai massimi storici. A differenza del convincente scenario dickiano di Spielberg, dove il giudizio precede l’atto criminale, qui il verdetto è posteriore e propugnato da una dea bendata dalle sembianze di Rebecca Ferguson, imbalsamata al di là di uno schermo che cristallizza la nostra come in un sarcofago. Ma niente complesso della mummia qui, soltanto un’eccellente attrice sprecata che tenta, senza risultati, di risollevare la recitazione dell’accusato Chris Pratt, tanto sopra le righe nel primo atto quanto monocorde nei due successivi. Inchiodato ad un futuro aggiornamento della sedia elettrica, Pratt si ritrova impossibilitato alle fughe rocambolesche del Tom Cruise spielberghiano, lottando contro i novanta minuti disponibili per provare la sua innocenza e che segnano l’incedere del tempo filmico. Un timer che lo spettatore si ritroverà spesso a consultare, non per timore del suo scadere, ma per sincerarsi dei minuti rimanenti attendendo con ansia i titoli di coda. Il ritmo concitato proposto dal montaggio tenta di generare una tensione che si infrange ben presto contro le solide, queste sì, pareti della noia, ulteriormente sostenute da una fotografia banale e scialba, priva di particolari guizzi artistici e fastidiosamente plasticosa. Il quadro è continuamente farcito di effetti visivi provenienti da un’estetica informatica satura, che è sicuramente congeniale ad una riflessione circa la ridondanza tecnologica che già oggi affligge la nostra società. Intuizione che poteva concretizzarsi in qualcosa di interessante, ma c’era davvero bisogno di sfidare la pazienza del pubblico fino a questo punto? Mercy - Sotto accusa ci si presenta, in definitiva, come un prodotto men che mediocre, figlio di un soggetto che avrebbe meritato un’elaborazione più valida e che risulta invece affondato da un un impianto incapace di reggerne il peso. L’udienza è tolta.