Papaveri rossi sui muri
Lulekuqet mbi mure
Durata
100
Formato
Regista
Un gruppo di ragazzi che vivono in un orfanotrofio di Tirana inizia a percepire la crescente tensione tra il reggente partito fascista e i rivoltosi comunisti che vogliono mettere fine alla dittatura.
Diretto durante il regime di Hoxha, il film evita le trappole della cieca ideologia mostrando il clandestino partito comunista come uno strumento di associazione e liberazione, senza agiografie autoreferenziali o eccessi propagandistici. Questo è dovuto soprattutto a una solida sceneggiatura (firmata dal regista Anagnosti e da Petraq Qafzezi, scrittore del romanzo autobiografico originale): gestendo alla perfezione il microcosmo dell’orfanotrofio, gli autori riescono ad amalgamare senza stonature il romanzo di formazione e il messaggio politico, toccando spesso corde profonde (la minuziosa attenzione allo sguardo dei ragazzini, a partire dalla carrellata iniziale; la morte di Sulo), ma regalando anche scene genuinamente divertenti in più di un passaggio (l’insegnante di canti italiani, sbeffeggiata e impossibilitata a terminare le sue lezioni). La scuola diventa specchio dell’intera società, con un preside despota che distribuisce punizioni severe al minimo segno di disubbidienza. Lo sguardo preadolescenziale è perfetto per raccontare un momento di forte squilibrio, in cui la sedizione si fa rito di passaggio verso la maturazione dell’età adulta. Molto bravi i giovanissimi interpreti, e bella la fotografia in bianco e nero. Da vedere, anche per non dimenticarsi di una delle pagine più ignorate della storia dell’impero fascista.