La bola negra

La bola negra

Premi Principali

Premio per la miglior regia al Festival di Cannes 2026

Anno

Paese

Generi

Durata

155

Formato

La storia intreccia le vite di tre uomini appartenenti a tre momenti storici diversi: il 1932, il 1937 e il 2017. Le loro esistenze, pur distanti nel tempo, si rispecchiano e si richiamano, esplorando cosa significhi essere gay in contesti storici segnati da repressione, conflitto e trasformazione. Sul fondo della Guerra Civile Spagnola e delle sue conseguenze ancora vive nel presente, il racconto mette in luce il peso dell’eredità emotiva e culturale che attraversa le generazioni. 

Da sempre grandi promotori e sostenitori della comunità LGBTQIA+ spagnola, Los Javis (pseudonimo del duo composto da Javier Calvo e Javier Ambrossi) avevano già firmato un lungometraggio per il grande schermo nel 2017, La llamada, ma è con alcune serie televisive – tra cui Veneno del 2020 – che hanno raggiunto una certa notorietà. La bola negra è un prodotto estremamente ambizioso, non soltanto per l’idea narrativa di incrociare tre epoche differenti, ma anche per come all’origine del testo ci siano materiali molto diversi: da un lato un progetto incompiuto (ed esplicitamente richiamato nel film) legato a Federico García Lorca, che iniziò a scrivere il romanzo La bola negra nel 1936, anno in cui venne assassinato; dall’altro il testo teatrale La piedra oscura di Alberto Conejero. Il titolo del film rimanda a un antico meccanismo di esclusione, esplicitato nella parte del 1933: la “palla nera” era il segno con cui si respingeva qualcuno da una comunità e diviene nel corso della pellicola un’immagine simbolica legata al tema della discriminazione e dell’emarginazione. Aperto da una sequenza estremamente avvincente, questo lungo e prolisso lungometraggio (circa 155 minuti, non tutti giustificati) alterna sequenze fiammeggianti (i tanti momenti musicali) ad altri passaggi decisamente più didascalici (la parte con Glenn Close) e poco coinvolgenti. Soprattutto la parte legata alla contemporaneità appare piuttosto posticcia e poco incisiva, mentre i due episodi degli anni Trenta sono maggiormente vibranti e capaci di interessare. In generale gli spunti non mancano, ma risultano più annacquati del dovuto e incapaci di scuotere nel profondo come le premesse di questo film avrebbero invece lasciato presagire. Presentato in concorso al Festival di Cannes, dove i Los Javis hanno vinto un po' generosamente un premio per la miglior regia, ex aequo con Pawel Pawlikowski per Fatherland. 


Lascia un tuo commento

Potrebbero interessarti anche

Corsi

Sei un appassionato di cinema?
Non perderti i nostri corsi lorem ipsum dolor


Sei un’azienda, un museo o una scuola?
Abbiamo studiato per te lorem ipsum dolor

Con il tuo account puoi:

Votare i tuoi film preferiti

Commentare i film

Proporre una recensione

Acquistare i nostri corsi

Guardare i webinar gratuiti

Personalizzare la tua navigazione

Filtri - Cerca un Film

Attori
Registi
Genere
Paese
Anno
Cancella
Applica