Khaled (Muhammad Gazawi) è un ragazzino palestinese di Ramallah: il giorno in cui la sua classe parte per una gita al mare viene fermato a un posto di blocco e costretto a tornare indietro. Da quel momento, deluso ma determinato, il suo unico obiettivo diventa vedere il mare per la prima volta, anche a costo di attraversare clandestinamente il confine con Israele, mettendo a rischio non solo la propria sicurezza ma anche quella del padre, che nel tentativo di ritrovarlo rischia l'arresto e la perdita del lavoro. 

Nel corso degli anni venti del Nuovo millennio i film che hanno trattato la questione palestinese hanno inevitabilmente attirato attenzione ed emozione anche al di là dei loro effettivi meriti cinematografici. Alcuni hanno raccontato direttamente il conflitto e le sue conseguenze più tragiche, come La voce di Hind Rajab o Put Your Soul on Your Hand and Walk; altri hanno scelto la strada della resistenza quotidiana, come il documentario premio Oscar No Other Land; altri ancora hanno preferito concentrarsi sulla vita di tutti i giorni, come il sottovalutato Happy Holidays. È proprio in quest'ultima categoria che si inserisce The Sea di Shai Carmeli-Pollak, vincitore di cinque Premi Ophir 2025, incluso quello per il miglior film, e scelto come candidato israeliano agli Oscar tra non poche polemiche. Un film di disarmante semplicità, costruito attorno a un desiderio elementare: vedere il mare. Per Khaled quel mare è quasi un luogo immaginario, lontano e irraggiungibile, conosciuto solo attraverso i racconti degli altri e le immagini viste in televisione. Quando questo sogno gli viene negato, il viaggio diventa una ricerca ostinata di libertà. Carmeli-Pollak evita però di trasformare la storia in un manifesto apertamente politico: la realtà emerge attraverso i controlli, le attese e le piccole umiliazioni quotidiane che condizionano la vita dei personaggi, in un mondo dove persino prendere un autobus o attraversare una strada può diventare un gesto di resistenza. L'esperienza documentaristica dell'autore e la lezione sempre attuale del neorealismo si ritrovano nell'attenzione ai dettagli e ai gesti più ordinari, così come nella scelta di interpreti straordinariamente naturali, come il giovane protagonista, capace di rendere con autenticità rabbia, fragilità e determinazione. Non c'è nulla di memorabile o di davvero originale in questa pellicola, ma la sua forza nasce dal contrasto tra la semplicità del sogno di Khaled e la complessità degli ostacoli che lo separano dal mare. Senza enfasi e senza retorica, The Sea racconta una realtà complessa attraverso una storia profondamente umana, in modo diretto e sensibile. Da vedere.




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