Bangla
2019
Paese
Italia
Genere
Commedia
Durata
86 min.
Formato
Colore
Regista
Phaim Bhuiyan
Attori
Phaim Bhuiyan
Carlotta Antonelli
Simone Liberati
Pietro Sermonti
Alessia Giuliani
Milena Mancini
Davide Ornaro
Phaim (Phaim Bhuiyan) è un giovane musulmano di origini bengalesi, vive con la sua famiglia a Torpignattara, quartiere multietnico di Roma, lavora come steward in un museo e suona in un gruppo. Un giorno incontra Asia (Carlotta Antonelli), suo esatto opposto: istinto puro, nessuna regola. Tra i due l’attrazione scatta immediata, ma Phaim dovrà capire come conciliare il suo amore per la ragazza con la più inviolabile delle regole dell’Islam: niente sesso prima del matrimonio. Sorprendente opera prima dell’italiano di seconda generazione Phaim Bhuiyan, nato e cresciuto a “Torpigna”, Bangla è una deliziosa e sincera commedia che trova negli ottimi tempi comici dell’attore e regista uno slancio di vitalità non indifferente. La trama, di per sé molto esile, segue una relazione sentimentale tra due giovani legati a condizionamenti culturali molto diversi, ma la tratteggia con notevole brio e con un’ironia che investe tanto le differenze culturali e i rispettivi tic e idiosincrasie quanto una notevole aderenza alla vita del protagonista, che Bhuiyan delinea ricorrendo a non pochi echi autobiografici. Ne viene fuori un affresco estremamente preciso e colorato pur nella sua evidente leggerezza, che sa maneggiare benissimo i particolari e riesce, dunque, anche a essere universale. Tutt’altro che trascurabile anche l’aderenza alla Roma più popolare: il quartiere di Phaim, una delle tante costole di una città multiforme e apparentemente ingestibile come Roma, diventa fin dalle prime battute un “microcosmo affettivo” da cogliere tanto sul piano delle coloriture antropologiche quanto su quello delle ricadute sociali, familiari ed etnico-religiose, tra moschee, negozietti sempre aperti (i cosiddetti “bangladini”) e tradizioni solo in apparenza opposte che si sovrappongono e si integrano, tra complementarità e malinconia. Le esilità e le fragilità narrative non mancano, ma si perdonano molto volentieri in virtù della gustosa sceneggiatura, firmata da Vanessa Picciarelli e dallo stesso Bhuiyan, che non risparmia stoccate più politiche (“siamo in un paese in cui non si riesce a fare una legge per cui uno che è nato in Italia è italiano”) bilanciandole con buon tatto ai tanti momenti buffi e spassosi, amplificati dallo slang romanesco del protagonista. Piccole parti per Simone Liberati, nei panni di uno “spacciatore confessore”, e Pietro Sermonti, che interpreta in maniera auto-ironica e brillante il padre di Asia.
Maximal Interjector