Compromessi sposi
2019
Paese
Italia
Genere
Commedia
Durata
90 min.
Formato
Colore
Regista
Francesco Miccichè
Attori
Diego Abatantuono
Vincenzo Salemme
Lorenzo Zurzolo
Grace Ambrose
Dino Abbrescia
Valeria Bilello
Elda Alvigini
Rosita Celentano
Susy Laude
Carolina Rey
Ilenia (Grace Ambrose) è una giovane fashion blogger di Gaeta, Riccardo (Lorenzo Zurzolo) un aspirante cantautore bergamasco: i due sembrerebbero non avere nulla in comune, eppure si innamorano perdutamente, tanto da decidere di sposarsi in fretta e furia. Purtroppo, tra i futuri consuoceri, Gaetano, sindaco di Gaeta (Vincenzo Salemme), e Diego Loperfido (Diego Abatantuono), imprenditore, è invece odio a prima vista. A unirli un solo obiettivo: impedire a ogni costo il matrimonio dei figli… Il regista di Loro chi? (2015) e Ricchi di fantasia (2018), Francesco Micciché, si confronta una commedia sull’incontro-scontro di due uomini agli antipodi, con il corredo, non solo nuziale, di due famiglie altrettanto contrapposte. Il canovaccio è piuttosto esile fin dalle primissime battute e le gag regionali col procedere della narrazione degenerano troppo spesso in un fuoco di fila di battute malmesse e sgangherate. La sceneggiatura lavora col pilota automatico, i sorrisi sono sparuti e stiracchiati e le situazioni a effetto meccaniche e congegnate a tavolino. Salemme e Abatantuono incarnano gli stereotipi del meridionale e del settentrionale tra snodi grossolani, strizzate d’occhio al dualismo e alla contrapposizione fisica dei due protagonisti di Toto, Fabrizi e i giovani d’oggi (1960), modello di riferimento di tutta l’operazione, ed evidenti rimandi, tanto sornioni quanto faciloni, all’attualità politica Italiana. Il compromesso evocato dal titolo non è infatti solo quello cui sono costretti Gaetano e Diego in conseguenza dell’amore che lega i loro figli, ma anche l’approdo più naturale per un sindaco grillino puntiglioso e con il pallino dell’onestà (Salemme), pronto ad annoverare Grillo tra gli statisti insieme a Berlinguer e De Gasperi, e un milanese arricchito evidentemente post-berlusconiano, un direttore d’azienda simil-leghista (Abatantuono). Il finale precipita in picchiata verso un buonismo edificante e frettolosissimo, che coccola con fin troppa indulgenza l’arte di arrangiarsi come prerogativa tutta italiana ma non rinuncia, in compenso, a una punta di sana cattiveria da parte delle generazioni più giovani verso quella dei loro padri. Girato in gran parte a Gaeta su sceneggiatura firmata da Michela Andreozzi, Massimiliano Vado, Alessia Crocini, Fabrizio Nardi e Christian Marazziti.
Maximal Interjector
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