Liberté
2019
Paese
Spagna
Generi
Drammatico, Storico
Durata
120 min.
Formato
Colore
Regista
Albert Serra
Attori
Helmut Berger
Marc Susini
Lluís Serrat Batlle
Baptiste Pinteaux
Theodora Marcade
Laura Poulvet
1774. Durante una lunga notte in una foresta tra Potsdam e Berlino, alcuni nobili libertini, allontanati dalla puritana corte di Luigi XVI per la loro sfrenata dissolutezza, danno sfogo ai loro istinti sessuali concedendosi ogni forma di perversione. Regista e sceneggiatore di raffinata cultura, capace di rendere per immagini i suoi studi di filologia ispanica, teoria della letteratura e, soprattutto, storia dell'arte, Albert Serra prosegue il suo discorso sul potere all'interno della Storia, concentrandosi sulla totale assenza di moralità prima dei codici imposti da quella cesura definitiva che è stata la Rivoluzione Francese. Il motto settecentesco Liberté, Égalité, Fraternité, volutamente castrato fin dal titolo del film, lascia spazio solo al concetto di Libertà, intesa come atto supremo nel manifestare desideri repressi e azioni comunemente ritenute oltraggiose. Ma il film, fin dalle prime battute, appare come un'operazione autoreferenziale e masturbatoria, zeppa di velleità di intransigente autorialismo che si esauriscono sul nascere. Sulla base della consueta messa in scena pittorica con lunghe sequenze a camera fissa, Serra forza la sua ricerca nel rendere sullo schermo l'estenuante scorrere del Tempo, costruendo un quadro ridondante quanto sterile nella programmatica volontà di respingere. Tra ghigni beffardi e laide pratiche erotiche viste attraverso la lente del desiderio primitivo dell'uomo di provare piacere per se stesso, al di là di ogni codice morale, i personaggi, in perenne stato catatonico, si muovono in un luogo notturno, il “bosco avvelenato”, che diventa fortezza ideale, Locus amoenus deviato, oasi priva di sovrastrutture mentali in contrapposizione alla Ragione e alle convenzioni pronte a manifestarsi alla luce del giorno. L'intuizione metaforica, per quanto vincente, si ripete stancamente, e l'idea di dare un senso di sfinimento è pretestuosa. Per quanto stilisticamente impeccabile, il film, volutamente sul confine tra cinema e installazione, in perfetta continuità con la poetica del suo autore, non trova però nemmeno senso videoartistico, nel suo costante rincorrere forme e contenuti che sarebbero stati più efficaci all'interno di un cortometraggio. Helmut Berger, giocando sulla sovrapposizione tra attore e personaggio, interpreta il Duca di Walchen, leggendario seduttore ammirato e riverito. Presentato nella sezione Un Certain Regard al Festival di Cannes.
Maximal Interjector