Il terzo uomo
The Third Man
1949
Paese
Gran Bretagna
Generi
Noir, Spionaggio
Durata
104 min.
Formato
Bianco e Nero
Regista
Carol Reed
Attori
Joseph Cotten
Orson Welles
Alida Valli
Trevor Howard
Bernard Lee
A Vienna, in rovina dopo la fine della Seconda guerra mondiale, l'americano Holly Martins (Joseph Cotten) indaga sull'assassinio dell'amico Harry Lime (Orson Welles). Alla ricerca di un fantomatico “terzo uomo” presente sulla scena del delitto, incontra la compagna di Lime, Anna (Alida Valli), e un ufficiale inglese (Trevor Howard), fino a scoprire una terribile verità. Bastano i titoli di testa, sulle note del celeberrimo motivo per cetra Harry Lime's Theme di Anton Karas, a farci capire che ci troviamo davanti a un caposaldo della storia del cinema. Benché di produzione britannica e ambientato nella Mitteleuropa, è uno dei più grandi noir mai realizzati, frutto della perfetta sintonia tra il regista Carol Reed, finissimo cineasta qui al suo lavoro più importante in assoluto, l'autore Graham Greene (che riscrisse poi la meravigliosa sceneggiatura sotto forma di romanzo, pubblicato nel 1950), il produttore Alexander Korda e l'attore Orson Welles, questi ultimi collaboratori non accreditati allo script. La succitata colonna sonora regala toni amaramente ironici a un cupissimo intreccio di misteri e intrighi, nel cuore nero di una Vienna che si fa co-protagonista e perfetto scenario per rappresentare il marciume della natura umana. Joseph Cotten e Alida Valli sono splendidi, ma a rubare la scena è un iconico Welles che, oltre a influenzare probabilmente la regia, ha regalato una battuta memorabile: «In Italia per trent'anni, sotto i Borgia, ci furono guerre, terrore, omicidi, carneficine, ma vennero fuori Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera non ci fu che amore fraterno, ma in cinquecento anni di quieto vivere e di pace che cosa ne è venuto fuori? L'orologio a cucù». Eccellente, anche grazie a un finale che non si dimentica, Il terzo uomo vinse il Grand Prix al 3° Festival di Cannes, un Bafta come Miglior film britannico e solo un Oscar alla sublime fotografia in bianco e nero di Robert Krasker.
Maximal Interjector
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