Gentle Monster
Gentle Monster
Durata
114
Formato
Regista
Lucy (Léa Seydoux), pianista di fama internazionale, si è da poco trasferita in campagna con il figlio e il marito Philip (Laurence Rupp), un filmmaker che ha sofferto di un grave burnout. Mentre la famiglia cerca di ritrovare un equilibrio, una visita improvvisa della polizia sconvolgerà nuovamente le loro esistenze.
Parte da un dilemma morale Gentle Monster, film che si apre sul personaggio di Lucy che viene interrotta mentre sta cantando e suonando il pianoforte. È di lei che prendiamo il punto di vista, provando a immedesimarci in una donna costretta a trovarsi di fronte a un bivio etico di impossibile soluzione: fidarsi dell’uomo che si sente di amare o abbandonarsi al terrore di credere in ciò su cui è stato accusato? Marie Kreutzer, regista austriaca che aveva firmato quattro anni prima Il corsetto dell’imperatrice, gioca bene le sue carte in una prima parte coinvolgente, che vive più di silenzi che di parole, all’interno della quale proviamo anche noi a interpretare gli sguardi per dare un senso a quel dilemma di cui sopra. Peccato che man mano che passino i minuti il film abbia fretta e necessità di spiegare tutto, arrivando a un finale estremamente didascalico che lascia un po’ di amaro in bocca rispetto a come erano state gestite le sequenze iniziali e un argomento delicatissimo come quello della pedofilia. Debole anche il background psicologico relativo alla poliziotta che indaga sul caso: si percepisce che la sceneggiatura voleva approfondirla adeguatamente, ma ci riesce soltanto in minima parte, tanto da farla risultare una sorta di riempitivo nel disegno drammaturgico complessivo. Molto più interessante e sfaccettata è la figura di Lucy, interpretata da un’intensissima Léa Seydoux nell’ennesimo ruolo complicato della sua (grande) carriera. Presentato in concorso al Festival di Cannes 2026.