Heart of the Beast - Nel profondo selvaggio

Heart of the Beast

Durata

101

Formato

Regista

James Belmont (Brad Pitt), militare in congedo, conduce una vita solitaria insieme a Odino, cane da combattimento con il quale ha condiviso gli orrori della guerra. Durante una gita tra le lussureggianti foreste dell’Alaska, James viene colpito da un infarto, con il conseguente schianto del loro velivolo. I due si troveranno quindi a dover lottare per la sopravvivenza nella natura incontaminata, cercando di raggiungere il più vicino centro abitato.  

Heart of the Beast - Nel profondo selvaggio rappresenta la seconda collaborazione del regista David Ayer con Brad Pitt dopo il riuscito Fury, war movie ambientato durante la Seconda guerra mondiale. Come in una curiosa linea di successione, l’attore sembra aver raccolto l’eredità del suo ruolo nel film del 2014, mandando in pensione il sergente Don “Wardaddy” Collier con il desiderio di trascorrere il resto dei suoi giorni in solitaria spensieratezza, con la sola compagnia del fedele Odino. Del suo ruolo pregresso ha però conservato le doti fisiche e l’innato istinto di sopravvivenza, caratteristiche fondamentali per impersonare al meglio il personaggio di James Belmont. Servendosi di ciò, Pitt offre qui un’interpretazione intensa sia sul piano fisico che su quello emotivo, centrando il giusto equilibrio tra i due e mantenendo lo sforzo per tutto il tempo in cui lo si vede a schermo (vale a dire per la quasi totalità del film, considerando che il cast comprende solo altri due attori, tra cui un J.K. Simmons in poco più che un cameo). Sarebbe tuttavia sbagliato parlare di Pitt come del protagonista assoluto dell’opera, quando al suo fianco troviamo un interprete altrettanto talentuoso come il pastore tedesco Odino, capace di invidiabili destrezza ed espressività. La cinepresa di David Ayer insiste sulla sua rilevanza, non soltanto seguendo il suo percorso attraverso gli splendidi e, al contempo, spietati boschi alascani, ma anche per mezzo di soluzioni che lo vedono equiparato all’essere umano: allo stesso modo del padrone, anche lui soffre di disturbo da stress post-traumatico e le atrocità della guerra tornano spesso a fargli visita durante il sonno. Peccato soltanto che il rapporto uomo-animale, che costituisce il punto nevralgico del film, venga abusato nella sua componente sentimentale finendo per cadere nella retorica, specialmente sul finale. Tuttavia, nonostante qualche lacrima di troppo e dei dialoghi da rivedere, Heart of the Beast - Nel profondo selvaggio rimane un progetto convincente, che trova nella sua eccellente fotografia naturale, in un paio di scene d’azione ben costruite e negli occhi di un cane i suoi maggiori punti a favore.

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