It Ends

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Anno

Paese

Usa

Generi

Durata

89

Formato

Regista

Quattro amici poco più che ventenni si ritrovano per trascorrere una serata insieme, prima che le loro vite prendano direzioni diverse. In automobile imboccano una strada isolata, circondata da un fitto bosco, dalla quale sembra impossibile uscire. L'asfalto prosegue all'infinito, senza incroci né deviazioni, e ogni sosta li espone all'assalto di figure minacciose che emergono dagli alberi. Ben presto si accorgono di non avere più fame né sete e che il carburante non si esaurisce. Il tempo perde significato e la strada diventa una prigione dalla quale non sanno come liberarsi. 

Alexander Ullom costruisce un horror esistenziale fondato su una premessa semplice ed efficace, rinunciando in gran parte ai meccanismi tradizionali del genere. Il vero elemento inquietante non è tanto rappresentato dalle presenze nel bosco, quanto dall'impossibilità di comprendere le regole del mondo in cui i protagonisti sono precipitati. La strada diventa uno spazio liminale, dove i ragazzi si ritrovano proiettati all'improvviso, senza possibilità di scelta: la loro permanenza forzata diventa così una possibile metafora delle paure legate al futuro, tra incertezze professionali, difficoltà nel trovare una direzione e paura di rimanere intrappolati in un'esistenza priva di sbocchi. I quattro reagiscono in modi diversi: James (Phinehas Yoon), il più razionale e sicuro di sé, ha studiato ingegneria ed è convinto che ogni problema abbia una soluzione, cerca così di comprendere il mistero della strada; Tyler (Mitchell Cole), che ha lasciato il college, ha alle spalle un'esperienza militare e sta svolgendo un lavoro manuale, è invece il primo ad arrendersi, abbandonando l'automobile per addentrarsi nel bosco; Day (Akira Jackson) e Fisher (Noah Toth), il cui futuro rimane più incerto, cercano di conservare un legame con la normalità attraverso conversazioni e battute. Si può leggere in questo contrasto una contrapposizione tra chi possiede una direzione e chi sembra averla smarrita, anche se il film non approfondisce del tutto le implicazioni di questa differenza. L'idea della strada infinita è suggestiva e capace di far nascere numerose interpretazioni, ma la reiterazione della situazione rischia di arrivare a una certa ripetitività che finisce così per attenuare l'effetto della premessa iniziale e i personaggi, pur distinti nelle loro reazioni, rimangono solo abbozzati. L’allegoria del disagio esistenziale giovanile, però, colpisce davvero nel segno e il film si segue con attenzione dall’inizio alla fine, grazie anche allo stile di un regista che, seppur sia un esordiente, sa già il fatto suo. 

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