La ragazza con la Leica
Durata
116
Formato
Regista
Parigi, 14 luglio 1937. Gerda Taro (Emilia Schüle) trascorre insieme a Robert Capa (Aaron Altaras) e agli amici di sempre, con i quali è fuggita dalla Germania nazista, l’ultimo giorno prima di tornare sul fronte spagnolo. Tra passato e presente riaffiorano i momenti che hanno segnato la sua vita: l’impegno politico a Lipsia accanto al suo primo amore, gli anni dell’esilio a Parigi, il colpo di fulmine con Capa, la scoperta della fotografia e il desiderio, sempre più forte, di usare la sua Leica come strumento di lotta e di libertà.
«Per ritrovare qualcosa bisogna attingere alla memoria». Per Alina Marazzi il cinema è la forma che dà sostanza al tempo: adattando il romanzo di Helena Janeczek La ragazza con la Leica, la regista di Un’ora sola ti vorrei (2002) riparte, ancora una volta, da quell’idea di cinema nella quale i ricordi e le tracce del passato diventano immagini-ponte in grado di intessere un dialogo aperto tra ciò che è stato e il presente. A quattordici anni da Tutto parla di te (2012), Marazzi torna dietro alla macchina da presa per realizzare il ritratto di un’icona femminile da molti dimenticata: Gerda Taro, prima fotoreporter di guerra della storia a morire sul campo, troppo spesso relegata al ruolo di compagna di Robert Capa. Una donna vitale, energica, indipendente, trasgressiva, la cui determinazione si concretizza nell’attivismo politico, prima in Germania, poi in Francia e infine in Spagna, nel mezzo di un’epoca segnata dalla nascita dei totalitarismi in Europa. Fotografare per Taro significa, quindi, «entrare nella storia, offrire il proprio punto di vista», prendere posizione ma, al contempo, rivendicare la propria esistenza al mondo. In questo senso, La ragazza con la Leica è un’opera in perfetta continuità con il cinema della regista, in costante equilibrio tra il personale e il socialmente universale. Il montaggio, firmato da Ilaria Fraioli, alterna il girato con le immagini di repertorio. Tra le tante sequenze riprese spiccano alcuni momenti tratti da L’Atalante (1934), l’ultima straordinaria opera realizzata da Jean Vigo poco prima della sua morte, la cui protagonista Juliette incarna quella vitalità e determinazione che Marazzi vuole restituire alla sua Gerda. Le tante tracce del passato vengono così rielaborate e inserite all'interno di un’opera il cui sguardo è chiaramente rivolto verso le inquietudini del nostro presente. Tuttavia, alcuni passaggi risultano un po’ forzati rischiando di rendere troppo costruito un film che, rispetto ad altre opere della regista, risulta meno essenziale e lievemente troppo retorico. Resta comunque la forza di un’idea di cinema coerente, quella di un’autrice che, come la sua protagonista, tenta di trasformare un fotogramma in qualcosa di vivo. Proprio come Gerda Taro, pronta a dare la propria vita per uno scatto destinato a diventare eterno. Film d’apertura della sezione Orizzonti alla Mostra del Cinema di Venezia 2026.