Memoir of a Snail
Memoir of a Snail
Durata
95
Formato
Regista
Dopo la morte della sua vecchia amica Pinky, Grace ripercorre la propria vita raccontandola a Sylvia, la sua chiocciola, animale per cui ha una vera e propria ossessione.
Sono passati 15 anni dal suo esordio al lungometraggio, eppure Adam Elliot riesce ben presto a convincere che l’attesa non è stata vana. Il commovente uso della voce narrante e la capacità di raccontare vite che stanno delicatamente in bilico tra grottesca ironia e accorato dramma riconfermano che la plastilina non è mai stata tanto struggente come tra le sue mani. Ritornano punti cardine della sua poetica, già presenti nel bellissimo Mary and Max. (2009): l’amicizia tra persone di età molto diversa, il rapporto epistolare, lo spaesamento e la marginalità di protagonisti pieni di idiosincrasie peculiarissime e di feticci; ma resta pure la sensibilità nel raccontare questi outsider senza eccessi patetici, grazie a una sceneggiatura che presta volentieri (ed efficacemente) il fianco alla commedia quando necessario, e che regala un finale pieno di luce ottimistica. Con una vita attraversata da lutti, delusioni amorose, depressione e dalla separazione coatta dal fratello Gilbert, Grace è vista spesso assorta nella lettura e diventerà poi un’animatrice di stop motion: è proprio l’arte (insieme alla relazione con Pinky, esplosiva e schietta) uno dei principali elementi salvifici nell’esistenza della protagonista e che la spingerà a uscire dal proprio guscio e a rinascere. Sul finale, il cortometraggio di Grace risulta essere narrato da “Edna Everage”: questo era il nome in drag del comico Barry Humphries, scomparso durante la lavorazione del film e narratore del precedente lavoro del regista. In un gustoso cameo appare Harvie Krumpet, personaggio che nel 2004 valse a Elliot l’Oscar al miglior cortometraggio d’animazione.