Not a Pretty Picture
Not a Pretty Picture
Durata
83
Formato
Regista
Martha (Michele Manenti) è una giovane studentessa appena arrivata a New York. Per conoscere la città, decide di andare ad una festa con Curly (James Carrington), un ragazzo più grande che a fine serata la stupra. La regista e gli attori cercano di comprendere l’atto di violenza e le sue conseguenze.
L’esordio di Martha Coolidge è un potentissimo film in cui la regista cerca di rimettere in scena un proprio trauma alternando la finzione narrativa con le discussioni tra lei e gli attori, mostrando con assoluto coraggio le sue fragilità, senza per questo ignorare i punti di vista dei suoi protagonisti, che vengono lasciati liberi di improvvisare e di testare i limiti della rappresentazione della violenza sessuale. L’intensissima parte centrale, in cui viene filmato lo stupro, rende quasi inintelligibile la differenza tra attori e personaggi, con la costante presenza della crew a eliminare la quarta parete: Coolidge non lascia da sola la protagonista (anche lei vittima di violenza) per poter vegliare sull’azione e osservarsi durante la stessa, nel tentativo, forse impossibile, di raggiungere finalmente una catarsi. Le reazioni di Manenti sono drammaticamente sincere, tanto che la regista decide di interrompere la scena perché non riesce più a reggere la visione. Anche Carrington si trova decisamente più coinvolto del previsto, inquietandosi di fronte ai pensieri violenti che la scena scatena in lui. La schietta onestà con cui i tre discorrono delle proprie sensazioni arricchiscono il film di riflessioni sulla cultura dello stupro e le sue radici quasi inconsce. Coolidge racconta tutto questo evitando qualsiasi pornografia del dolore, portando sullo schermo uno dei più sentiti e importanti film sulla violenza sessuale che siano mai stati girati. Un’opera prima sconvolgente nel suo riuscire a mettere a nudo traumi irrisolti e irrisolvibili con sguardo limpido e dalla sincerità commovente.