Notre Salut

Notre Salut

Anno

Paese

Generi

Durata

155

Regista

Francia, 1940. Henri Marre (Swann Arlaud) arriva da solo a Vichy con l’aspirazione di trovare un ruolo politico all’interno del nuovo regime. Nella sua valigia c’è un manifesto politico dal titolo Notre salut, un saggio che ha scritto e spera di pubblicare il prima possibile, in cui è descritta tutta la sua filosofia. Henri dice di voler salvare la Francia e si dichiara fortemente patriottico, ma forse il suo principale obiettivo è salvare soprattutto se stesso. 

Il regista Emmanuel Marre ha dichiarato che per scrivere il protagonista di questa storia si è ispirato direttamente al suo bisnonno e il film è effettivamente basato sulla corrispondenza e le lettere che quest’ultimo scriveva ai tempi della guerra. È già questo uno degli aspetti più interessanti di un prodotto incentrato su un personaggio controverso, protagonista di azioni che avvengono in un momento e in uno spazio tanto delicato come quello legato al governo di Vichy. La scelta del regista di andare a ragionare sugli "archivi di famiglia" in questa maniera è sicuramente suggestiva e coerente con uno stile profondamente semidocumentaristico, che facilita la sensazione di coinvolgimento e realismo presente durante la visione. Fin dalla prima sequenza, l’uso della cinepresa a mano contribuisce a offrire veridicità alla storia raccontata, una vicenda che può ricordare quella di altre pellicole ma che riesce comunque a risultare peculiare grazie alla scrittura di un personaggio principale che difficilmente si dimentica nei giorni successivi alla visione. Seppur la struttura drammaturgica sia solida, il film soffre di alcune prolissità di troppo e di una durata (circa 155 minuti) non giustificata per come il racconto è stato strutturato. Non mancano sequenze davvero degne di note (ci sono ad esempio dei bei momenti in cui Marre gioca bene con la musica moderna, esplicitando il collegamento tra il passato del film e la nostra attualità) alternate però con altre decisamente più trascurabili. Quello che convince senza alcun dubbio è invece il respiro politico dell'operazione, oltre all’ottima prova di Swann Arlaud, attore francese che aveva già dimostrato buone capacità in passato, ma che qui regala un’interpretazione ancora più matura e intensa di tutte quelle annoverate nella sua filmografia precedente. Presentato in concorso al Festival di Cannes dove ha vinto per la miglior sceneggiatura. 


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