El Camino: Il film di Breaking Bad
El Camino: A Breaking Bad Movie
2019
Paese
Usa
Generi
Drammatico, Azione
Durata
122 min.
Formato
Colore
Regista
Vince Gilligan
Attori
Aaron Paul
Matt Jones
Jonathan Banks
Larry Hankin
Charles Baker

Cosa è successo a Jesse Pinkman (Aaron Paul) dopo aver sfondato il cancello ed essere sfuggito alla strage in cui, oltre ai suoi rapitori, ha perso la vita anche Walter White (Bryan Cranston)?

Ogni fan di Breaking Bad si è posto questa domanda e ha potuto fantasticare grazie a uno dei finali aperti più belli della storia del piccolo schermo. A sei anni di distanza, Vince Gilligan, creatore della serie, siede dietro la macchina da presa per rispondere a questi interrogativi e togliere ogni dubbio. Il rischio era altissimo, ma El Camino riesce a districarsi egregiamente da ogni trappola, portando di nuovo i fan (ai quali, chiaramente, il film è rivolto) in quella Albuquerque cui tanto si erano affezionati, assieme a quel Jesse Pinkman per cui da sempre avevano fatto il tifo. Il tocco di Gilligan si sente in una sceneggiatura solida, seppur con qualche passaggio eccessivamente classico e prevedibile, soprattutto se paragonato a quanto mostrato lungo le cinque stagioni, e in una cura registica coerente con lo stile apprezzato sul piccolo schermo, che si parli di dissolvenze, montaggi o fotografia. La struttura dell’opera, inoltre, richiama il primo episodio della serie, anche se questa volta è lecito dire di trovarsi di fronte a un cerchio imperfetto: a differenza del pilot, non si ritorna esattamente nel luogo da cui si è partiti. Il film è a tutti gli effetti un omaggio a Jesse Pinkman, un personaggio che nelle intenzioni di Gilligan doveva morire al termine della prima stagione e che in questo film, invece, viene ulteriormente approfondito: i flashback sono una sorta di catarsi con cui ripercorrere tappe mai viste del suo percorso, utile risorsa attraverso cui far tornare alcuni personaggi della serie, ma soprattutto utili al protagonista che prova così a liberarsi del suo passato tormentato, della sua vita disastrata. Albuquerque, dopotutto, è un Far West in cui Pinkman, o ciò che ne rimane, gioca secondo regole sorpassate e a cui deve adattarsi se vuole sopravvivere, trovando stratagemmi differenti: non c’è più nessuno che lo protegga o che si prenda cura di lui, è solo, ed è in questo modo che deve arrangiarsi. Il rischio di un’operazione ruffiana e adagiata sugli allori della perfezione di Breaking Bad viene scongiurato dopo poche sequenze, anche se non si può fare a meno di chiedersi se il finale aperto del 2013 non potesse bastare: di sicuro non a Gilligan e ad Aaron Paul che, sentendo la necessità di raccontare qualcosa in più, l’hanno fatto nella maniera migliore possibile.

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