Gomorra
2008
Paese
Italia
Generi
Drammatico, Gangster
Durata
137 min.
Formato
Colore
Regista
Matteo Garrone
Attori
Toni Servillo
Gianfelice Imparato
Maria Nazionale
Salvatore Cantalupo
Gigio Morra
Salvatore Abruzzese
Marco Macor
Ciro Petrone
Carmine Paternoster
Molteplici storie e altrettanti personaggi in un territorio martoriato dalla presenza invasiva della camorra: Pasquale (Salvatore Cantalupo) è un sarto sotto ricatto; Totò (Salvatore Abruzzese), ragazzino cresciuto a Scampia, non può rimanere insensibile alle sirene dei clan; Franco (Toni Servillo), uomo senza scrupoli, si occupa dello smaltimento dei rifiuti tossici; Marco (Marco Macor) e Ciro (Ciro Petrone) sono due giovani aspiranti criminali, cresciuti col mito di Scarface. Uno dei più grandi film italiani del decennio, una discesa agli inferi priva di sconti che tratteggia un intero Mondo rovesciato, quello della camorra, di rado raccontato con questa lineare onestà e spietata brutalità dal cinema, per non parlare dei media istituzionali, sempre in bilico tra stereotipia e approssimazione. Dall'omonimo romanzo di Roberto Saviano di due anni prima, Garrone ha tratto un film corale ma non dispersivo, un eccezionale tour de force che rilegge in chiave iperrealistica e cupissima la lezione del cinema criminale scorsesiano e la cala nella realtà espressionista di una quotidianità cui sono stati sottratti il colore e la speranza. Un'opera aperta, che tiene insieme le sue diverse storie con encomiabile neutralità di sguardo e lascia che le rispettive narrazioni fluiscano le une accanto alle altre, in perfetto equilibrio tra la segmentazione del puzzle e il respiro dell'affresco. Un'operazione incredibile anche per come è stata generata e pensata dal suo regista e dal folto team di sceneggiatori (cinque in tutto, Saviano compreso), che l'hanno immersa il più possibile nell'humus culturale, suburbano e criminale al centro della vicenda: il risultato è una prossimità alla realtà di potenza sconcertante, con alcuni veri boss che presero parte alla lavorazione e una verosimiglianza antropologica pressoché millimetrica. Ma anche il gesto di Garrone, considerandolo dal punto di vista dell'adattamento cinematografico di un testo letterario, è da brividi: egli non si sogna certo di restituire gli infiniti dettagli delle pagine di Saviano, cosa che sarebbe stata proibitiva, ma firma un adattamento che sa distanziarsi dal testo di partenza per affermarne allo stesso tempo, in modo più intimo e sotterraneo, la vera natura, rispettandone le ragioni formali e strutturali (il vero terreno su cui è assolutamente necessario essere fedeli). Adattare è tradire, e Garrone ne è conscio: ecco perché il suo film, dovendo tradurre in immagini per il grande schermo un reportage giornalistico, ricorre a uno stile parimenti documentaristico, riversato però su una sensibilità estetica esplosiva e da guerriglia, che spazia dalla New Hollywood a quella che qualcuno non ha esitato a definire “fantascienza” (Fabio Ferzetti), con particolare riferimento al prologo nel solarium. Grand Prix al Festival di Cannes 2008.
Maximal Interjector
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