Lockdown all'italiana
2020
In sala
dal 15/10
Paese
Italia
Genere
Commedia
Durata
100 min.
Formato
Colore
Regista
Enrico Vanzina
Attori
Ezio Greggio
Paola Minaccioni
Ricky Memphis
Martina Stella
Maurizio Mattioli
Riccardo Rossi
Maria Luisa Jacobelli
Roma, 8 marzo 2020. La ricca borghese Mariella (Paola Minaccioni) scopre che il marito avvocato Giovanni (Ezio Greggio) la tradisce con la giovane Tamara (Martina Stella). Tamara, cassiera al supermercato, è a sua volta sposata con Walter (Ricky Memphis), placido tassista che viene a conoscenza, nello stesso giorno, del tradimento della compagna. Ma proprio mentre Giovanni e Tamara stanno per uscire dalle rispettive case coniugali scoppia il lockdown e le due coppie sposate sono costrette a rimanere insieme almeno fino a quando la quarantena non sarà terminata.

Instant movie sull’isolamento domestico forzato dovuto all’epidemia da Coronavirus del 2020, Lockdown all’italiana segna il debutto alla regia di Enrico Vanzina, da sempre sceneggiatore a fianco del fratello Carlo, scomparso a luglio del 2018. La reclusione causata dal Covid-19 è stata fonte per il progetto di critiche impietose fin dalla diffusione della prima locandina, con tanti commentatori impegnati a vario titolo nella sterile polemica sull’opportunità di dedicarsi in presa diretta a un evento storico che ha cambiato le vite e le abitudini di tutti. Come spesso accade in questi casi, molto rumore per nulla: il film è infatti un’innocua commediola che ripropone gli stilemi più consolidati e non di rado stantii di tanto cinema vanziniano, tra gag non certo ispirate e dialoghi che hanno il quasi solo merito di mettere a fuoco con leggerezza i tic, i tanti vizi e le poche virtù degli italiani, portando sul grande schermo “tipi umani” e idiosincrasie inossidabili di una galleria di personaggi nei confronti dei quali lo sguardo della ditta Vanzina è comunque sempre affettuoso e indulgente. È così anche in questo caso, dove la scansione temporale delle varie fasi della pandemia si accompagna a interni borghesi e proletari schematicamente contrapposti e a schermaglie da Bagaglino rinverdite da dialoghi in cui Vanzina tenta, a suo modo, nel suo piccolo e in larga parte grossolanamente, di guardare perfino alle nevrosi tambureggianti di Woody Allen, come confermato dal font dei titoli di testa iniziali. Le battute sconfortanti però abbondano («Mi raccomando, il virus rimane sulle superfici, e tu sei un superficiale», dice la Minaccioni a Greggio, mentre Memphis esclama: «E se me sale un cinese a Fiumicino? O un milanese a Termini?») e c’è gloria anche per il pistolotto retorico carico d’imbarazzo, quello di Greggio sul balcone, e per le comparsate su Zoom di tanti volti vanziniani, da Biagio Izzo a Maurizio Mattioli passando per il Fabrizio Bracconeri de I ragazzi della terza C. Al netto di ogni facile accanimento su un manufatto cinematografico non certo esaltante, appare molto onesta e umana la commiserazione con cui Vanzina guarda a questi “nuovissimi mostri” dell’Italia in quarantena, concedendo loro l’ultimo balsamo di uno sguardo in camera forse salvifico rispetto alle loro idiotissime mestizie morali e corredando il suo film di riferimenti affettuosi e nostalgici a I nuovi mostri e La terrazza, a Sordi e Gassman, senza dimenticare, in un impeto autocitazionistico, anche il suo Sapore di mare e una buona dose di "celeste nostalgia".
Maximal Interjector
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