Garance (Adèle Exarchopoulos) è una giovane attrice di talento che si sente sempre più soffocata da relazioni fugaci, un'ansia crescente e la morsa silenziosa della dipendenza dall'alcol che la avvolge. Ma in mezzo al caos, la devozione per la sorella minore malata e una tenera storia d'amore nascente con Pauline (Sara Giraudeau) offrono a Garance una fragile ancora di salvezza.

Regista e attrice francese classe 1978, Jeanne Herry ha portato sul grande schermo il ritratto di una donna fragile ma determinata, empatica ma scostante, volubile ma pronta ad assumersi severe responsabilità. Il gioco degli opposti permette alla sempre brava Adèle Exarchopoulos di dare vita a un personaggio tutto tondo, efficace nella sua spontaneità e naturalezza dei gesti, la cui dipendenza è trattata con superficialità e senza la minima possibilità che lo spettatore si possa trovare di fronte a una "tragedia" vera e propria. La mancanza di uno stile e di un approccio minimamente personale di regia rende il film un prodotto di pura routine, la cui presenza in concorso a Cannes suona come un generoso cadeau. Non ci sono grandi cadute di scrittura e i limiti rimangono entro confini più che accettabili, ma, ad esempio, i vari motivi di cambiamento di Garance scorrono senza che ne siano veramente affrontate le cause e le problematiche conseguenti, il che porta a una mancanza di identificazione con la protagonista. I personaggi maschili non hanno la minima rilevanza, mentre il reparto femminile ha uno spessore degno di nota. Se la presenza della sorella di Garance, malata terminale di leucemia, risulta alquanto forzata, la leggerezza fornita dall'adorata nipotina della protagonista e, soprattutto, quella della dottoressa, regalano momenti decisamente piacevoli. Un film piccolo e anonimo, che ha il pregio di non forzare la mano in termini di enfasi drammatica. Che non venga in mente di pensare di trovarsi di fronte a Giorni perduti o I giorni del vino e delle rose al femminile, e nemmeno a modelli irraggiungibili di opere sulla dipendenza come L'uomo dal braccio d'oro. Ma è evidente che non fosse quello l'obiettivo della regista.

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