Buen Camino
Durata
90
Formato
Regista
Checco (Checco Zalone), erede ricchissimo e viziato, è costretto a lasciare la sua vita dorata per mettersi sulle tracce della figlia adolescente. È così che finisce, suo malgrado, sul Cammino di Santiago: sarà un’occasione per conoscersi davvero.
Tre anni dopo Tolo Tolo, suo esordio anche dietro la macchina da presa, Checco Zalone torna a lavorare con Gennaro Nunziante (riformando una coppia d’oro dei botteghini) con cui aveva realizzato già quattro lungometraggi: Cado dalle nubi (2009), Che bella giornata (2011), Sole a catinelle (2013) e Quo vado? (2016). Il disegno d’insieme di Buen camino ha una struttura estremamente prevedibile, che gioca sulla classica sfida tra persone agli antipodi e che cercano di ritrovarsi: in questo caso un padre e una figlia, i quali vedono la vita in maniera completamente diversa e che finiranno a fare insieme il Cammino di Santiago. Le basi per strappare qualche risata ci sono ma lo scheletro narrativo è troppo prevedibile ed eccessivamente buonista per poter risultare realmente brillante. Fortunatamente, però, lungo il cammino, c’è spazio per alcune sequenze irriverenti, capaci di farci ricordare quella vena anarchica e surreale che ha reso così fortunata la carriera di Zalone: dal concerto di russate in ostello alla descrizione del nuovo marito dell’ex moglie di Checco, i momenti efficaci non mancano, ma si vanno a perdere all’interno di un percorso che vuole farsi apprezzare a ogni costo, non così graffiante come vorrebbe far credere. Un film furbetto al punto giusto per fare il pieno al box-office natalizio, innocuo e scorrevole ma incapace di lasciare davvero qualcosa di rilevante al termine dei (divertenti) titoli di coda.