Comrades – Uomini liberi
Comrades
Durata
183
Formato
Regista
Attraverso gli strumenti di un lanternista (Alex Norton) viene raccontata la storia dei sei “martiri di Tolpuddle”, un gruppo di contadini britannici che si ribellano al misero salario e si uniscono in un sindacato. Verranno puniti con il trasferimento ai lavori forzati in Australia.
L’ultimo e più ambizioso film della breve carriera di Bill Douglas è un’epica della “working class”, ambientata negli anni ‘30 dell’Ottocento ma con evidenti e coraggiosi riferimenti all’era tatcheriana. Come nella sua trilogia autobiografica, anche qui il regista si destreggia abilmente tra un’estetica realista ed elementi più sperimentali, in una messinscena che si fa sottilmente metacinematografica grazie alla costante presenza di Alex Norton, che interpreta quattordici ruoli e che porta in campo (dalla lanterna magica ai diorama) un gustoso compendio e un sentitissimo omaggio alle tecnologie e alla magia del pre-cinema. Ad acuire il contrasto sociale al centro della pellicola, all’epoca dell’uscita non poteva di certo passare inosservata la scelta di far interpretare a nomi già affermati del cinema inglese, come Vanessa Redgrave e Robert Stephens, la classe agiata, mentre la classe lavoratrice ha i volti di attori e attrici che ancora dovevano emergere (oltre ai sei protagonisti, spicca l’interpretazione di un’Imelda Staunton al suo esordio). Le tre ora di durata hanno ben pochi cali e infatti la sceneggiatura (sempre a firma di Douglas) regge benissimo la distanza, dividendo una prima parte corale da una seconda parte in cui i vari protagonisti, separati in Australia, vengono mostrati individualmente nella loro ricerca di libertà. All’ottimo lavoro di Douglas, che ha lavorato al film per quasi un decennio, si aggiunge una bella fotografia e un certosino lavoro su costumi e scenografie.