Bill Douglas Trilogy
Bill Douglas Trilogy
Durata
172
Formato
Regista
Tre episodi nella vita di Jamie (Stephen Archibald), dall’infanzia in una cittadina mineraria scozzese insieme ai nonni alla vita militare in Egitto, durante la quale incontra Robert (Joseph Blatchey), che porta una nuova luce nella sua vita.
Composta da My childhood (1972), My ain folk (1973) e My way home (1978), la trilogia di Bill Douglas ha una forte e commovente impronta autobiografica. A partire dall’ambientazione nella città di Newcraighall, vero luogo di nascita -e di crescita- del regista. Qui, grazie alla partecipazione degli abitanti (sono infatti pochissimi gli attori professionisti), rimette in campo la sua infanzia e la sua preadolescenza, tra povertà e pochi, ambivalenti ed effimeri legami affettivi. Nei primi due episodi ritorna spesso l’immagine del treno che non apre però a possibilità di orizzonti nuovi, risultando anzi minacciosa e mortifera. Solo il cinema porta un po’ di speranza (meravigliosa la scelta di girare a colori, nell’intera trilogia, solo la visione di Torna a casa Lessie, film del 1943 che con i suoi buoni sentimenti riesce ad alleviare, almeno momentaneamente, l’opprimente clima postbellico). La ricerca di un posto nel mondo, esplicitamente richiamata dal terzo titolo, porta i suoi frutti proprio nel momento in cui Jamie si allontana dalla sua Scozia per servire in Egitto sotto la RAF: qui l’alter ego di Douglas conosce Robert (personaggio ispirato al compagno di tutta una vita) e per la prima volta si sente ascoltato e compreso aprendosi finalmente a prospettive più luminose. Douglas immette nel crudo realismo della sua messinscena elementi divergenti, come il montaggio che più che alla logica si rifà all’emotività del protagonista e la rarefazione dei dialoghi. Potente anche la scelta di girare con lo stesso attore protagonista, che cresce realmente tra un film e l’altro dando vita a uno dei più intensi e originali coming of age degli anni ‘70.