Un monaco vestito di rosso (Lee Kang-sheng) cammina lentissimo per le strade e le spiagge di San Sebastián. Tra la molte persone che incontra, ritrova Anong (Anong Houngheuangsy), che si mette a cercarlo, affascinato dalla figura in costante meditazione.
Giunto all’undicesimo capitolo della serie Walker, lo stesso Tsai Ming-Liang afferma che la parte più difficile del progetto è ormai trovare qualcosa di nuovo da raccontare/mostrare. Nel tentativo di non rifarsi pedissequamente, abbozza una sorta di continuità narrativa (il laotiano Anong appariva già in Where del 2022 e in Abiding Nowhere del 2024). L’ostinazione del regista nell’ignorare i modelli produttivi modaioli e di successo è lodevole, ma Tsai è in grado di farlo anche con operazioni diverse e più complesse (il bellissimo Days, con cui nel 2020 è tornato a dirige un lungometraggio di pura finzione). La serie del Camminatore ha invece sempre avuto attorno a sé un’aurea di esercizio di stile, per quanto rigoroso e pittoricamente affascinante, più vicino alle installazioni artistiche che al cinema. I momenti migliori di Dust, infatti, sono proprio quando il film si smuove narrativamente, come nel bel finale in cui Anong cerca il monaco in una galleria. Per il resto, il ritmo contemplativo spesso rischia di convertirsi in soporifero, nonostante l’indubitabile bellezza delle immagini.